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Lettere - Anna Maria Meaccini riflette sulla "viterbesità" e risponde a Enrico Cesarini

Per promuovere la Tuscia bisogna amarla

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Viterbo

Riceviamo e pubblichiamo – Ho avuto modo di leggere tempo addietro su Tusciaweb diverse dichiarazioni sulla viterbesità, ultima e di particolare interesse l’interpretazione che di essa ne ha data Enrico Cesarini.

Io non sono nata a Viterbo e né vi sono residente, ma Viterbo è una città che mi appartiene, come credo a tutti gli abitanti di questa provincia, perché è la città capoluogo, è la sede della provincia, della prefettura, del tribunale, dell’ospedale provinciale, di luoghi di lavoro e tant’altro.

E’ una città antica, ricca di storia, di arte, di tradizioni e di eventi, ma non è una città curata, accogliente, amica, amata a sufficienza.

Ogni volta che vengo a Viterbo e mi capita spesso, mi viene da pensare a questa città, come a una creatura molto bella, ma negletta, prima di tutto dai suoi amministratori, che non sono mai cambiati, sono da sempre gli stessi nell’orientamento politico, come pietrificati, senza alcun interesse a modificare, a migliorare, a valorizzare la città, con la protervia di chi sa che le cose tanto non cambieranno mai e di fatto così è avvenuto sino ad oggi.

Da quando ero piccola non di età, ma da quando ho avuto interesse per i problemi di questa provincia e mi riferisco alla fine degli anni settanta che sento parlare dell’interporto di Orte, della trasversale, della ferrovia veloce con Roma, dell’ultimazione di Belcolle, della risistemazione delle terme, ma niente di tutto questo è giunto a compimento.

Oggi si dice che per ottenere le opere importanti è necessario avere i santi in paradiso e per quest’ultimi non s’intendono i santi veri, ma bensì tutt’altro: politici potenti ed allora ci dobbiamo domandare, ma chi più di noi ne ha avuti e ne ha, navigati, d’esperienza, vecchie volpi della politica, ricoprono e hanno ricoperto alti incarichi istituzionali e di partito, eppure i frutti del loro operato in questa provincia non ci sono stati e non ci sono e alla prossima tornata elettorale è questo che deve contare e nessun’altra cosa, non possiamo continuare a far finta di niente, lo dobbiamo pretendere come viterbesi operosi, accorti, onesti e amanti della nostra terra.

Perché la politica non può essere mai una delega in bianco ai propri rappresentanti, ma ha bisogno del controllo, dell’apporto partecipato, esigente di ognuna ed ognuno di noi e, vedi Enrico, seppur condivido le tue considerazioni, aggiungo che non bastano, che una città per cambiarla, per renderla a misura umana, dobbiamo amarla profondamente e Viterbo ha un grande bisogno di questo da parte di tutti i viterbesi.

Capisco che di questi tempi è molto difficile amare una città, una collettività, quando si è perso il senso civico di un’appartenenza, ma oggi più che mai dobbiamo essere coscienti e sforzarci di questo, non è vero che non conta o non può contare niente, dobbiamo svegliarci, diventare cittadini attivi, pretendere che la nostra città sia pulita, curata, accogliente, valorizzata, amministrata bene e in maniera trasparente, a misura di donna aggiungo, visto che sono le donne che la vivono di più, per quei tanti ruoli che ricoprono e che sono le prime e di più a pagare in termini di qualità della vita se i servizi non ci sono o non funzionano.

Viterbo non ha niente da invidiare ad altre città limitrofe, come mi è capitato di sentire in qualche assise, in quanto non avrebbe le stesse bellezze di quest’ultime, anzi ce l’ha di più, si tratta di scoprirle, di ripulirle, di valorizzarle, di metterle in bella mostra per diventare capaci di attrarre attenzione e curiosità, attivando attorno a questo occasioni di lavoro qualificato per i giovani e l’Università che è in questo momento un elemento di vivacità, una ventata fresca di giovinezza, in via di continuo sviluppo, potrebbe dare un grande apporto.

La Tuscia per me rimane una delle zone più belle di questo Paese, è una nicchia di tesori naturali, archeologici, artistici, di tradizioni secolari, di eventi religiosi e civili originali, che ha bisogno di un progetto complessivo di valorizzazione del territorio nella sua interezza.

Non si può sentir dire oggi che il sindaco di Viterbo si impegna affinché la macchina di santa Rosa diventi patrimonio dell’Unesco, quello di Bagnoregio per Civita, quello di Soriano per la Faggeta, oppure qualcun altro per il lago di Bolsena o per il fiume Tevere, forse un discorso diverso andava fatto anche per la necropoli di Tarquinia, visto che è stata associata a Cerveteri, quando gli Etruschi sono presenti in maniera rilevante e preziosa in tante parti della provincia.

La promozione e l’acquisizione di pregio deve riguardare l’intero territorio, come parco culturale della Tuscia, in questo modo acquista forza, valore economico, eguaglia la crescita del territorio, valorizza le molteplicità, le originalità, le differenze e nello stesso tempo evita quel disgusto dell’io sono il più bello o la più bella e contribuisce a rendere protagonisti i cittadini, attivi sul proprio territorio, a curarlo di più, ad amarlo profondamente e a modificarlo in meglio e a costringere la politica a diventare confronto, progettualità, impegno sui problemi, radicamento nella terra e capacità ad elaborare idee di sviluppo condivisi, per ottenere risultati concreti nell’immediato e duraturi nel tempo.

Anna Maria Meaccini
Ex sindaco di Acquapendente


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16 aprile, 2012

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