![]() La conferenza stampa dei carabinieri per illustrare l'operazione |
![]() Il capitano dei carabinieri della compagnia di Viterbo Raffaele Gesmundo |
![]() Il capitano del nucleo investigativo di Viterbo Giovanni Martufi |
![]() I capitani Martufi e Gesmundo |
(s.m.) – Avevano tentato una rapina in una gioielleria di Grotte Santo Stefano. Ma la prontezza della commessa li ha spiazzati e costretti a fuggire a mani vuote.
Succedeva a fine febbraio. La caccia ai rapinatori, durata meno di due mesi, si è conclusa alle prime luci dell’alba di oggi. Quattro gli arrestati, tutti incensurati e sulla ventina.
L’unica donna è S.A.C., 22enne romena residente a Viterbo. Gli altri tre sono originari di Sant’Antimo (Napoli). Si tratta dei 22enni T.A. e B.F. e del 30enne M.G..
L’arresto è scattato alle 4 di stamattina, ad opera dei carabinieri di Viterbo. “Operazione Partenope” il nome del blitz, condotto dagli uomini del nucleo investigativo, coordinati dal capitano Giovanni Martufi, e della compagnia di Viterbo, capitanati da Raffaele Gesmundo.
Il colpo in gioielleria era stato pianificato per la mattina del 27 febbraio scorso. “La ragazza – racconta il capitano Martufi – entrò verso le 10,30, fingendosi una cliente. In realtà era la basista della banda. L’unica residente a Viterbo e che, quindi, può aver individuato l’obiettivo da colpire. Subito dopo, sono entrati gli altri tre, tutti a volto coperto e che, mostrando alla commessa un’arma nascosta sotto i vestiti, le hanno intimato di aprire la cassaforte”. La donna, però, ha reagito prontamente, fingendo di azionare il sistema d’allarme. Un gesto che è bastato a mettere in fuga i quattro prima che riuscissero ad arraffare merce e contanti.
“Fortunatamente – ha dichiarato il capitano Gesmundo – la pronta reazione della commessa non ha fatto scattare una risposta incontrollata e violenta dei malviventi”. Cosa accaduta, invece, ad Ausonio Zappa, l’82enne ucciso dalle percosse dei suoi rapinatori, aizzati, secondo le indagini, dal suo tentativo di azionare l’allarme.
La base logistica dei quattro sarebbe stata l’azienda edile di Attigliano, gestita da uno dei tre, il 22enne T.A.. Lo stesso aveva avuto una relazione con l’unica componente femminile del gruppo, coinvolta nel colpo forse proprio per questo, oltre che per la sua conoscenza del territorio.
In poco tempo, i carabinieri hanno trovato l’auto usata dai tre, una Fiat 500 rubata la notte prima del colpo nel quartiere viterbese Santa Barbara e abbandonata subito dopo. Il resto del viaggio di ritorno nel Napoletano, l’hanno fatta a bordo di un grosso Suv, di proprietà di T.A..
In meno di due mesi, i militari li hanno rintracciati e, all’alba, sono andati a prenderli a Sant’Antimo. T.A. era stato riconosciuto da alcuni testimoni. Le indagini si sono, quindi, incentrate su di lui, per poi allargarsi agli altri membri del gruppo.
Il gip del tribunale di Viterbo Franca Marinelli, su richiesta del pm Renzo Petroselli, ha emesso tre ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari. L’accusa è furto aggravato e concorso in tentata rapina.
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