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Tuscania – Va in scena “Il prigioniero della seconda strada”

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Riceviamo e pubblichiamo – Il 5 maggio prossimo alle 21 al teatro comunale “Il Rivellino” di Tuscania, debutteremo con il nuovo spettacolo “Il prigioniero della seconda strada” di Neil Simon.

Per la compagnia è la terza volta che ci si avvicina ai lavori del grande drammaturgo statunitense; incontrammo Simon tanti anni fa con il testo “La strana coppia”, allestimento praticamente ultimato che però all’ultimo momento non riuscimmo a portare in scena per questioni “burocratiche”, poi “Rumors” una commedia molto divertente nel 1999, successivamente replicata più volte con grande successo.

Infine, oggi “Il Prigioniero della seconda strada”.

Il testo descrive la condizione di disagio che si origina al’interno di una coppia quando il marito perde il posto di lavoro, dopo oltre 20 anni, a causa della crisi economica che ha colpito la sua azienda; ci presenta le difficoltà legate al crollo dell’autostima professionale e personale, all’insorgere di un sentimento di inadeguatezza fino allo sconfinare nei sintomi della depressione.

Nel dipanarsi della storia si innestano situazioni di vita quotidiana e di rapporti familiari che conducono alla rappresentazione esilarante della vita reale che l’autore riesce, come non mai, a tratteggiare con grande umorismo.

Patrizia Antonini, che ha curato la regia, ancora più efficacemente scrive “Neil Simon in questa, come in altre sue commedie, ci racconta una bella storia, in cui le più o meno dolorose circostanze (crisi economica, mancanza di acqua e corrente, vicine rumorose, depressione …) non soffocano l’umorismo, involontario e necessario, della vita”.

Il prigioniero della seconda strada è un componimento scritto da Simon nel 1971 in piena crisi economica americana, ma si attaglia perfettamente alla situazione odierna, riproponendo i temi e le dinamiche che la cronaca di questi mesi periodicamente ci propone.

La regia di Patrizia Antonini è attenta, lucida, adeguata a sostenere l’impianto drammaturgico ed impartire la ritmicità degli avvicendamenti scenici; sua anche la innovativa scelta degli elementi scenografici in un contesto di variabilità dei materiali e di essenzialità degli spazi.

La preparazione dello spettacolo è stata resa possibile anche dalla generosa disponibilità e dalla apprezzata accoglienza di don Luca Scuderi, parroco della Sacra Famiglia al quartiere Salamaro, che ci ha ospitati nei locali della parrocchia per le prove. Al nostro amico Luca un ringraziamento vero e un abbraccio affettuoso.

Torniamo al Rivellino di Tuscania dopo 8 anni. Più o meno proprio in questo periodo, nel 2004, proponemmo e fummo ospitati dal Comune che ci concesse il teatro per un piccolo cartellone di tre spettacoli che la nostra compagnia aveva in repertorio.

Più o meno in questo periodo nel 1982, 30 anni fa, esordimmo al teatro Unione di Viterbo con il primo lavoro teatrale della nostra associazione, “Giorni felici” di Puget, per la regia di Alberto Corinti, promotore e fondatore della compagnia “I Giovani”.

Quando, oggi, ci capita di presentare la nostra compagnia è inevitabile registrare il ghigno simpatico del nostro interlocutore che ironizza sulla denominazione del gruppo. D’altra parte come dargli torto, basta il colpo d’occhio su alcune delle affascinanti calvizie o delle dirompenti anagrafiche chiome incanutite, per consapevolmente ammettere lo scorrere del tempo.

Comunque, da allora, non era mai successo che il debutto di un nuovo spettacolo teatrale avvenisse fuori Viterbo. Sia ben chiaro, siamo assolutamente grati al comune di Tuscania che ci consente di presentare il nostro lavoro in un ambiente idoneo ed accogliente, però al contempo, ci è dispiaciuto e ci amareggia questa emigrazione obbligata.

Purtroppo, a Viterbo, non ci sono più teatri; ci abbiamo provato a debuttare nella nostra città ma non ci sono più spazi o quelli potenzialmente utilizzabili non presentano più quelle caratteristiche di idoneità tecnica e di sostenibilità economica accettabili. Ed è un gran peccato, davvero.

Per carità, noi siamo ben avvezzi all’indifferenza del territorio, possiamo a pieno titolo considerarci dei teatranti nomadi che da oltre 30 anni cercano una fissa dimora. Abbiamo domandato ospitalità a tutti i soggetti che pensavamo potessero ascoltarci, chiedendo uno spazio appropriato per le prove e, magari, per gli spettacoli teatrali. Un luogo che necessita inevitabilmente di superfici utili sia per le fisicità attoriali che per le attrezzature tecniche. Insomma di un teatro, piccolo, ma un teatro con un palcoscenico, le americane, l’arlecchino, non uno spazio qualunque ma uno dedicato.

Purtroppo non ha funzionato ma, non possiamo sottacerlo, la condizione degradante che ha investito e che coinvolge le associazioni culturali locali, nelle varie espressioni artistiche, segnala un impoverimento preoccupante. E ci obbliga, tutti, ad un maggiore impegno e solidarietà non più solo a difesa di piccoli o grandi progetti di quartiere ma che ambisca a coinvolgere l’intera città in un programma di valorizzazione e di promozione dei benefici della cultura teatrale, soprattutto tra i giovani.

Nel frattempo, vi aspettiamo il 5 maggio a Tuscania, potrebbe essere un buon inizio.

Angelo Felice Frateiacci
Presidente Compagnia “I Giovani”
Consigliere regionale Uilt -Unione Italiana Libero Teatro


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25 aprile, 2012

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