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Viterbo – Inaugurazione mostra “Il circolo virtuoso”

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Autoritratto con stregatto

Domenica 22 aprile, ore 11, sarà inaugurata la mostra di Lidia Bachis “Il circolo virtuoso” che si svolgerà presso Palazzo Mazzatosta in via dell’Orologio vecchio, 34.

Questa volta l’artista mette in luce le relazioni che si creano nel mondo dell’arte. In mostra 9 ritratti (olio su tela) di personaggi che come in un gioco di ruolo si muovono in un ambientazione narrativa, ognuno con un preciso compito. Introduzione critica di Valeria Arnaldi, a cura di Serena Achilli.

La mostra sarà aperta dal 22 aprile al 6 maggio dal giovedì al sabato (16,30 – 19). Altri orari su appuntamento. (potrebbero esserci delle variazioni, verificare via telefono).

“L’arte può imporre la sua idea e veste di bellezza, lavando panni e coscienze e consacrandoli candidi all’eternità della memoria. Purificando il potere e, di fatto, assolvendolo. È a quel concetto di virtù della bellezza che è prima di tutto bellezza della virtù che punta il committente, il mecenate, che si fa ritrarre per tramandare la propria immagine, non fedele allo sguardo, ma rispondente alla percezione di sé, che si nutre del “filtro” dell’artista per ottenere la garanzia di un talento che sia prova e strumento di immortalità e parvenza di terzietà a garanzia del dato. Insomma, intelligenza immobile, mai mobile opinione.

Il ‘Bello’ imposto dal sistema ma soprattutto il sistema imposto del Bello sono i temi della ricerca di Lidia Bachis, che di volto in volto, tra vizio e virtù, storia e cronaca del circuito arte, ma soprattutto tra meccanismi e ingranaggi, decide di ritrarre l’artista nel suo essere frutto, testimone, e al contempo sintesi delle mille facce di quello stesso meccanismo di cui, più o meno consapevolmente e volontariamente, è motore e traguardo. Se la modernità di epoca e sguardo è rapporto – non necessariamente dialogo – a due, tra artista e mecenate, la contemporaneità, nel suo essere e farsi storia, moltiplica gli sguardi e le visioni. Così, i canoni. Ecco, la perpendicolare della commissione, che scopre la tridimensionalità del circolo, a comporre un insieme che è comunità, non sempre comunione, dell’arte.

Differenti per vocazione, passione, ruolo, filosofia forse, di certo traguardo, le mille anime del circolo, qui, sono occhi puntati sull’artista: diretti, indagatori, talvolta ambigui, comunque mai morbidi, sempre in attesa dell’attimo della ‘creazione’, in cui l’artista torna ad essere solo se stesso, Arte e Follia, libero dal vizio del circolo, cornice dello specchio che talvolta rischia di limitare troppo il riflesso – e la riflessione – ma anche dalla sua virtù, che del riflesso fa ‘illuminazione’. È lo Stregatto della fiaba che guida Alice alle meraviglie invitandola a fare l’unica scelta saggia, che è poi pure la più banale: perdere rotta, regole e codici, per lasciarsi andare all’invenzione e alle sue espressioni. È lo Stregatto di Lidia Bachis, che, di tela in tela, invita a guardarsi allo specchio e a prendere coscienza di sé. Prima di tutti, il mondo dell’arte”.

Valeria Arnaldi


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17 aprile, 2012

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