– Venerdì 25, alle ore 18, nell’ambito della manifestazione ‘In terra nostra flores apparuerunt’, si apre a Farnese la mostra dello scultore viterbese Giacomo Bagnaia, che rimarrà aperta fino al primo pomeriggio di domenica 27.
Descrivere che tipo di scultore sia Bagnaia è quasi impossibile, poiché le sue opere sono davvero uniche per l’originalità e la ricchezza della produzione, sia per la particolarità del materiale utilizzato: i ‘ferri vecchi’, cioè le parti metalliche di vecchi attrezzi contadini.
Una vanga, un ferro rugginoso, una roncola, uno zoccolo di cavallo… per questo artista diventano materia prima per realizzare animali, figure umane, velieri…
L’incontro tra Bagnaia e l’arte è tardivo, ma prodigioso. Un destino propizio gli ha messo in mano una serie infinita di attrezzi, ereditati dai genitori, testimonianza di una vita trascorsa tra i faticosi lavori dei campi e della cura della casa.
Bagnaia ne avverte la potenza evocativa e comincia ad assemblarli con una creatività eccezionale, riuscendo a dare a quei ferri forme e vita del tutto nuovi. Le sculture create sono insieme semplici nelle linee e complesse nell’assemblaggio di un numero spesso molto elevato di ‘pezzi’.
Passato lo stupore per la bellezza della forma, c’è la meraviglia nel riconoscimento degli attrezzi con cui la scultura è stata realizzata: le lame di una motozappa sono ali di uccello, il vomere di un aratro si fa vela per una barca fantastica, una vecchia catena si annoda alla vita di un frate… Un’arte da vedere, da toccare, da immaginare, perché le sculture di Giacomo Bagnaia offrono al visitatore un percorso della memoria, lungo il quale i ferri da calza della madre, usurati dal lavoro infinito di una vita, possono diventare le ali di una farfalla.
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