![]() Alvaro Ricci |
(g.f.) – Itet: niente di nuovo sotto il sole.
Dopo la risposta da parte della Soprintendenza al Comune su reperti archeologici al Barco, niente è cambiato per Alvaro Ricci (Pd) che replica al sindaco Giulio Marini.
Il primo cittadino aveva chiesto ragguagli alla Soprintendenza su ritrovamenti nell’area dove l’Itet vorrebbe costruire 90mila metri cubi di abitazioni, delocalizzando il progetto termale delle Zitelle.
In precedenza era stato lo stesso Ricci a chiedere lumi. Esistono documentazioni che parlano di reperti nell’area interessata. Così aveva risposto la Soprintendenza e così ha risposto anche al Comune.
“Non c’è niente di nuovo – spiega Ricci – la richiesta da parte dell’amministrazione è stata solo una perdita di tempo. Hanno solo ribadito quanto scritto a me. Esistono studi, è chiaro che le ricerche si faranno al momento opportuno”.
Ovvero, una volta approvato il progetto, quando inizierà l’iter per le necessarie approvazioni.
Il fatto che a palazzo dei Priori s’insista ancora con l’iniziativa, all’esponente democratico proprio non va giù.
“E’ una scelta politica sciagurata quella di voler realizzare un progetto quando si sa che in zona ci sono problemi. Senza contare all’effetto devastante di una simile cementificazione, mentre si affonda quello termale”.
Marini dovrebbe prendere solo una decisione: “Deve mettere la parola fine a tutta la vicenda – continua Ricci – e dica chiaramente ai privati che se vogliono costruire, realizzino la città termale alle Zitelle o li nei dintorni.
Si rinunci a una speculazione che tanto non si farà”.
Il progetto al momento è in stand by e per Marini, dopo avere atteso tanto, mese più mese meno non fa differenza.
“Ci volevamo io e il mio gruppo a bloccare l’intervento – osserva Ricci – altrimenti andava tutto bene. Per la nostra opposizione e quella di alcuni gruppi responsabili di maggioranza, la Destra, la Lega Federalista e alcuni del Pdl come il presidente Gabbianelli che hanno condiviso le nostre preoccupazioni il punto si è bloccato. Altrimenti era passato da un pezzo.
Prima c’era l’urgenza, altrimenti i privati avrebbero chiesto i danni e adesso non c’è più fretta e si possono anche aspettare mesi”. E allora, che fretta c’era?
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