Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

L'opinione di uno sporco comunista

La cultura non è un lusso…

di Valerio De Nardo
Condividi la notizia:

Valerio De Nardo

– Quando mi stabilii a Viterbo era il ’92, vent’anni fa. Trovai una città che si definiva “d’arte e di cultura”, che nella loro presenza in essa rinveniva il suo proprio giacimento di materie prime.

E’ ciò che mi è tornato in mente durante la celebrazione del “funerale della cultura” di qualche settimana fa e che mi ha interrogato su come e quanto io e il mondo intorno a me siamo cambiati.

Vent’anni fa: dopo che, il 26 dicembre 1991, si scioglieva definitivamente l’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche, il 1992 entrava con la promessa di un’era nuova, che chiudeva quella apertasi a Yalta. Di quell’anno ricordo bene il dolore e lo sgomento per le bombe di Capaci e via D’Amelio, Tangentopoli e la ventata di Mani pulite, la firma del trattato di Maastricht.

Alle elezioni politiche di aprile non c’era già più il Pci. Il nuovo governo, guidato da Giuliano Amato, si formò soltanto alla fine di giugno e, nella notte fra il 9 e il 10 luglio, stabilì di prelevare il 6 per mille da ogni deposito nelle banche italiane con un decreto legge di emergenza varato mentre i mercati si accanivano sulla lira.

In esso veniva previsto pure l’aumento dell’età pensionabile, l’introduzione dei ticket sanitari, la tassa sul medico di famiglia, l’imposta straordinaria sugli immobili pari al 3 per mille della rendita catastale rivalutata, che poi divenne un tributo ordinario, ossia l’Ici. Il giorno dopo venne decisa la privatizzazione di Eni, Iri, Ina ed Enel.

Che dire? Anche oggi come allora l’Europa ci costa sacrifici, mentre la corruzione pare anche peggiore di quella di vent’anni fa. Per il resto siamo cambiati molto, invecchiati sicuramente. Anche la città è cambiata profondamente, tanto che invece di investire sull’arte e la cultura pare si preferisca avere un aeroporto low cost a ridosso della zona termale cantata da Dante Alighieri.

Oggi è un tempo in cui un allenatore può picchiare un proprio giocatore, cioè rinunciare all’esercizio dell’autorevolezza e passare alla violenza, raccogliendo pure la comprensione di maître à penser illuminati e progressisti come Michele Serra.

Così, in fondo, qualcuno può anche finire per compatire e giustificare un signore armato fino ai denti che sequestra un po’ di gente nell’agenzia delle entrate, povero Cristo! Vogliamo strade asfaltate, fogne e illuminazione, sanità efficiente, ma non chiedeteci di pagare le tasse e daje giù a chi vorrebbe (e dovrebbe) farcele pagare!

Siamo un po’ stressati e la colpa, comunque, è sempre degli altri. C’è sempre una casta da mettere all’indice, qualcuno che è peggio di te. Mai nessuno che, kennedyanamente, si chieda cosa possa fare lui per la comunità piuttosto che chiedersi solamente cosa debba fare la comunità per lui.

In questo clima, la sensazione che tutti viviamo, insieme con ansie e angosce sparse, è che si stia andando a rotoli e non ci sia più nulla da fare: un buon terreno di coltura non soltanto per populismi demagogici, ma anche per un anarchismo stupido e sfascista, che scopre le pistole e fa salire subito il puzzo delle torsioni autoritarie che non mancano mai in questi casi.

Ma è proprio in questi momenti che l’arte e la cultura servono, sono utili, creano idee e comunicazione, suscitano emozioni e rinsaldano legame sociale, ci conducono all’etica attraverso l’estetica. Nel nostro piccolo, il movimento “cinema Trieste aperto” ci richiama proprio a questo, ci induce a non mollare, a riscoprire e a ricercare il bello, che sia effimero o plurisecolare, ad usare il sapere come elemento di confronto, connessione, riconoscimento e rispetto tra le persone.

Peraltro, come giustamente sottolinea Alfonso Antoniozzi, non è vero che “carmina non dant panem”: in una società nella quale i beni commerciati si dematerializzano sempre più rapidamente, l’arte e la cultura sono ancor più settori economici e occupazionali da incentivare e valorizzare.

La produzione di contenuti diviene più importante della produzione degli oggetti. Per tutto ciò investire in cultura non è un lusso, ma una necessità: non farlo significherebbe rimanere irrimediabilmente indietro, più di quanto già oggi non si sia.

Ben venga dunque, qualunque iniziativa, pubblica o privata, che percorra un piccolo passo, che sia il tratto di un percorso da fare insieme, il segmento di una rete, l’elemento di un sistema che può aiutarci, in qualche misura, tutti insieme, a fa’ passa’ a nuttata (come avrebbe detto qualcuno che con la sua arte ha segnato un bel tratto della cultura italiana del secolo scorso…).

Sentinella, quanto resta della notte?

Valerio De Nardo


Condividi la notizia:
14 maggio, 2012

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/sindaco-cercasi-ci-vorrebbe-diogene/