Riceviamo e pubblichiamo – Primo maggio. Un nome denso di significati, per i lavoratori, per le forze politiche, come per quelle sociali; una data elevata a simbolo dalle rappresentanze istituzionali di cui si sono sempre presentati come alfieri e garanti dei diritti e delle libertà del mondo del lavoro.
Una festa eretta a immagine di un sistema, in cui il lavoro e l’economia era celebrato come strumento di giustizia sociale.
Oggi, a distanza di 57 anni dall’affermazione di questi principi, certamente condivisi da tutti, dobbiamo prendere atto della difformità tra i principi enunciati e la realtà quotidiana.
E’, infatti curioso, che in un sistema dove tutte le forze rappresentative della nazione si trovino d’accordo nella condivisione di valori come la difesa della famiglia, del lavoro, della sicurezza sociale e della dignità umana, nei fatti creino le condizioni per realizzare quello che non si vuole, la schiavitù del genere umano.
Oggi si festeggia non la festa del lavoro, ma la festa della disoccupazione, la fine di un’illusione, di ogni certezza e il risveglio in una realtà da incubo; dove l’unica evidenza è la perdita di ogni valore e sicurezza sociale.
Essendo queste le premesse, i lavoratori dovrebbero disertare questa festa, anziché parteciparvi; perché lì, si celebra la morte del lavoro e della dignità umana; si celebrano e si lucidano le sbarre della gabbia per l’umanità, dove ogni forma di diritto sta diventando un malandato ricordo.
Una festa anacronistica, che è fuori dall’ambiente reale.
Le morti, non sul lavoro, ma per la perdita del lavoro, sono all’ordine del giorno. Caduti sul campo della miseria, che non tiene conto della differenza se sei operaio oppure imprenditore, dove il denominatore comune è la disperazione; queste morti sono lì a ricordarcelo.
Oggi l’unica vera conquista che hanno saputo realizzare i giocolieri della politica è questa, tutto il resto è menzogna.
Una disperazione che nasce dal voler tenere in piedi un’architettura finanziaria che non è al servizio dell’uomo ma, contro di essa. Oggi le tasse che si pagano, non servono per avere un servizio in cambio dallo stato ma per pagare un debito a chi si è appropriato del valore della moneta: il sistema finanziario. La riforma del lavoro in atto, il precariato, sono la conseguenza di un sistema odioso, che non è al servizio dell’uomo ma, contro l’uomo. Oggi la gente muore di fame non per mancanza di beni da consumare ma per mancanza di denaro per comprare. E’ questa la grande vergogna del XXI secolo.
Si muore di fame, si offende la dignità della persona nel supremo diritto inalienabile dell’uomo: il diritto a vivere la propria vita con dignità. Quanto sta accadendo, è stato profetizzato con lungimiranza da spiriti liberi, come da Auriti, il quale fece presente che se non si sarebbe cambiato il sistema economico agli uomini non sarebbe rimasto che da scegliere tra il suicidio e la disperazione; ci siamo arrivati.
Non si esce dalla crisi attuale se non con una presa di coscienza collettiva capace di costringere i politici, a far sì che lo stato si riappropri della sovranità monetaria, ceduta e svenduta al sistema bancario. Oggi viviamo nell’assurdo che il nostro Paese, come tutti gli stati Europei, può emettere titoli di debito, ma non moneta. La prima impoverisce la collettività, la seconda aiuta lo sviluppo.
Se gli Stati, stampassero moneta con sovranità popolare, verrebbe emessa moneta priva di debito e quello che oggi viene chiamato debito pubblico cesserebbe di esistere perché non verrebbe pagata più nessuna tassa al sistema bancario. Oggi la politica valutaria viene decisa dalle autorità monetarie, che non sono istituzioni governative. I politici, e con essi il popolo, sono stati espropriati delle loro libertà decisionali. Non esiste libertà politica senza la libertà economica.
In questo contesto, la Destra viterbese, auspica una presa di coscienza tra i lavoratori, affinché si possa creare un nuovo modello di sviluppo sociale alternativo a questo liberismo imperante, capace di spezzare il dominio delle leggi di mercato e della perversa logica del profitto. Per la realizzazione di quella che un tempo era chiamata la civiltà del lavoro fondata sul concetto di organicità del sistema stato, in cui il diritto alla vita si coniughi con il dovere verso la collettività.
Un modello di sistema sociale dove il datore di lavoro e lavoratore collaborino per il bene comune perché entrambi lavoratori. Riscoprire questo modello che fu chiamato la terza via, che alla lotta di classe opponeva l’impegno solidaristico di tutti per il benessere della nazione, che va sotto il nome di stato corporativo e di socializzazione. E’ con questo spirito, che la Destra auspica un buon primo maggio, all’insegna della consapevolezza, perche solo chi è consapevole può volgere a proprio favore le avverse fortune.
Scolastico Pannucci
La Destra Viterbo
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