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Viterbo - Il dodicesimo rapporto presentato alla Camera di Commercio lascia poco spazio all'immaginazione.

Segno negativo per l’economia della Tuscia

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Ferindo Palombella presenta il rapporto sull'economia della Tuscia

Ferindo Palombella presenta il rapporto sull'economia della Tuscia

Le autorità alla presentazione del rapporto sull'economia

Le autorità alla presentazione del rapporto sull'economia

Il presidente di Unindustria Merlani

Il presidente di Unindustria Merlani

 

Gli assessori Bianchini e Frontini

Gli assessori Bianchini e Frontini

Ferindo Palombella

– La crisi c’è e si sente. Il dodicesimo rapporto sull’economia presentato alla Camera di Commercio lascia poco spazio all’immaginazione.

Siamo ultimi nel Lazio per prodotto interno lordo, la disoccupazione arriva all’11.2%, mentre quella femminile si attesa al 12.3%. Calano le esportazioni, dopo un exploit positivo nel 2010, crescono le sofferenze bancarie e se a tutto questo si aggiunge la cronica mancanza d’infrastrutture (comprese quelle tecnologiche), il quadro è davvero poco confortante.

Occorre rimboccarsi le maniche e in fretta.

“Non siamo usciti dalla crisi nel 2011 – dice il presidente Ferindo Palombella – e non ne usciremo nel 2012. Siamo nel pieno del fenomeno. Lo scorso anno i dati non erano drammatici e l’economia ancora reggeva.

La nostra è una provincia piccola e l’economia è debole, occorre fare chiarezza sulle cifre che poi ognuno può utilizzare come crede, assumendosene le responsabilità. Dobbiamo predisporre un’agenda, un patto per il territorio che preveda quattro o cinque cose da portare avanti”.

E mettersi insieme, nella speranza che l’unione faccia la forza. “Occorre immaginare reti d’impresa – continua Palombella – tante forze insieme ne fanno una più forte e strutturata sui mercati, uscendo da un individualismo esasperato”.

Per Palombella oggi due sono le certezze in grado di portare benefici sul territorio, i lavori per la Tirrenica e l’Interporto.

“Nel primo caso, lo sforzo maggiore è coinvolgere il più possibile imprese locali con esperienza. Ogni associazione si dia da fare non per arrivare prima, ma per far arrivare primi tutti”. Quindi l’Interporto. “Da lì arriveranno e partiranno merci, occorre capire quali, con un’attenzione al made in Italy. Dobbiamo essere propositivi. Poi nel giro di cinque anni al massimo anche la Trasversale dovrebbe essere completata”. In agenda a quanto pare l’aeroporto non c’è più.

In un momento in cui di soldi in giro ne circolano pochi: “Occorre coordinare le azioni tra enti – sottolinea Palombella – su pochi ma significativi obiettivi. Cosa fare e con chi. Evitiamo, lo dico a titolo d’esempio, due San Pellegrino in Fiore.

Noi abbiamo lavorato su marchio Tuscia, ma troppo spesso vedo comuni o comitati fare ciascuno il proprio. Dobbiamo pensare in grande, siamo disposti a ripensare il marchio Tuscia, ma insieme. Tanti e piccoli non si va da nessuna parte”.

Tutti intorno a un tavolo, a cominciare dalle associazioni di categoria e alla Provincia, con la richiesta di un consiglio ad hoc per affrontare le difficoltà che sta attraversando l’economia locale, in una fase in cui le nostre imprese faticano a collocare all’estero i prodotti.

“Siamo bloccati sul fronte interno osserva Francesco Monzillo, segretario generale della Camera di Commercio – l’unica possibilità è rappresentata dall’export.

Ma dove altri riescono a ottenere qualche risultato, noi soffriamo”.

La Tuscia fa registrare una flessione del 6,6%, a fronte di una crescita nel Lazio del 13,8% e nel resto d’Italia all’11,4%. “I paesi dove esportiamo sono quelli tradizionali – continua Monzillo – in larga parte l’Europa a partire da Germania, Francia e Spagna, quindi il Nord Europa e la Russia, con segnali positivi, ma non sufficienti a bilanciare il calo delle esportazioni verso li altri paesi europei, poi c’è l’Asia”. Da sola la produzione delle ceramiche rappresenta il 30,8% dell’export totale, seguita dall’agroalimentare: 16,6% i prodotti agricoli e 13,6% alimentare.

Chi sta sul mercato, interno o estero, ha comunque dovuto fare i conti durante il 2011 con problemi finanziari (14,5% delle imprese) causati da calo del fatturato (29,5%) e ritardi degli incassi da parte della pubblica amministrazione o di privati. Per correre ai ripari spesso si tardano i pagamenti ai fornitori (53,1%) o ai lavoratori (18,1%). poi ‘è chi ricorre a prestiti o al sistema bancario.

E se l’impresa piange, chi ci lavora non ride. Il tasso d’attività a Viterbo è del 61,3%, il più basso del Lazio e inferiore alla media nazionale.

La disoccupazione tocca quota 11,3%, una crescita del 30% dal 2007 al 2011. Con una netta predominanza delle lavoratrici, 12,3% contro il 10.5% degli uomini.

“Va ricalibrato – precisa Alessandro Ruggeri, direttore dipartimento Economia e Impresa all’università della Tuscia – il rapporto tra imprese e formazione. Accade a volte che ci siano aziende in cerca di lavoratori, ma non li trovano perché non in possesso dei requisiti richiesti”. L’anno che si è chiuso non ha lasciato troppo ricordi positivi. Produzione calata del 13,1%, ordini col segno meno per il 12,5% e fatturato giù dell’11,7%. Solo gli investimenti crescono dello 0,9% e le previsioni per l’anno in corso non sono rosee. Ancora segno meno e a soffrire di più saranno settori come edilizia e servizi.

Mai proposta come quella d’unirsi e fare squadra fu così opportuna e tempestiva.

Giuseppe Ferlicca


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4 maggio, 2012

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