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Viterbo - L'avvocato Enrico Mezzetti riflette sulla disparità causata dalla legge ex Cirielli

“Si rischia di più a rubare biscotti, che a inquinare”

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Enrico Mezzetti

Enrico Mezzetti

Riceviamo e pubblichiamo – Periodicamente si levano grida di dolore sullo stato di salute della giustizia italiana, in particolare sul sistema penale del nostro paese, giunto al collasso

Vi è chi denuncia il sovraffollamento delle carceri, la situazione tragica degli istituti penitenziari, dei detenuti e di tutti coloro che operano e lavorano quotidianamente in ambito carcerario.

C’è, d’altro canto, chi lancia un grido d’allarme per processi che rischiano e vanno in prescrizione per reati gravi, spesso gravissimi.

Quello che mi colpisce è la miopia (non so quanto in buonafede) di chi si concentra su singoli aspetti della problematica, limitandosi a guardare gli effetti del collasso, chiudendo nel contempo gli occhi sulle cause prime.

E’ facile constatare che il sovraffollamento delle carceri coinvolge prevalentemente tossicodipendenti, emarginati, extracomunitari.

E’ altrettanto facile constatare che al contrario, il rischio di prescrizione dei reati riguarda prevalentemente reati molto gravi, addebitati per lo più ai cosiddetti “colletti bianchi”.

E così si scopre che rischia la prescrizione il “processo CEV”, che rischia la prescrizione il processo “Mensopoli”.

Ma anche limitandoci alla situazione giudiziaria della nostra circoscrizione, la lista potrebbe allungarsi enormemente: a titolo di esempio potrei indicare le vicende che riguardano discariche abusive aperte nel territorio di Graffignano a ridosso del fiume Tevere e i relativi processi giunti ormai al limite della prescrizione.

Ma veramente ci si può limitare a discutere del singolo processo? A disquisire sul fatto che un processo è stato rinviato a causa dell’assenza per malattia di un magistrato, senza ampliare la riflessione al contesto generale?

Questo significa, appunto, limitarsi a guardare gli effetti chiudendo gli occhi sulle cause prime del disastro.

Eppure i parlamentari (e cioè i legislatori), gli operatori, le associazioni di categoria dovrebbero farsi carico anche di un ruolo pedagogico e denunciare le cause prime del disastro; adoperandosi poi (ciascuno secondo le proprie competenze ed i propri poteri) ad eliminarle.

Possibile che quando si affrontano queste tematiche a nessuno salti in mente (ad esempio) di additare, come una delle cause del disastro, la famigerata legge n. 251/2005 (cosiddetta ex Cirielli) che ha comportato modifiche al codice penale italiano in materia di attenuanti generiche, di recidiva, di prescrizione?

In base alla normativa vigente può accadere ed accade (fatti di cronaca) che ad esempio il Tribunale monocratico di Napoli possa infliggere la pena di tre anni di reclusione ad una persona, già condannata per un altro reato simile compiuto in precedenza, riconosciuta colpevole di aver rubato un pacchetto di biscotti del valore di € 1,29 (dicasi uno/ventinove) all’interno di un normale discount!

Nel contempo può accadere ed accade che reati come quello della devastazione del territorio mediante la realizzazione di discariche abusive (vedi processo che riguarda il territorio di Graffignano); che reati che riguardano concussione, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni (vedi processo CEV, processo Mensopoli) rischino di cadere e di fatto cadano in prescrizione, con possibilità degli imputati di proclamarsi vittime di una giustizia persecutoria.

Basta leggere il dibattito parlamentare svoltosi in occasione dell’approvazione della Legge “ex Cirielli” per constatare come certi effetti siano stati previsti da parte di parlamentari certamente non dotati di particolari capacità profetiche.

Si denunciò che quella legge sanciva “l’esistenza di due tipi di processi destinati a due diversi tipi di imputati. Un processo pieno di garanzie – in primo luogo quella della non punizione per chi è imputato di reati anche gravi, ma non ha subito precedenti condanne – e un processo senza limiti di tempo e con pene severissime destinate soprattutto ai recidivi”.

C’è chi denunciò come il provvedimento avrebbe introdotto “odiose disuguaglianze: la prescrizione quasi certa per fatti gravi solo perché commessi da incensurati che hanno la possibilità di difendersi dal processo; pene severissime per reati di limitata gravità commessi da soggetti privi di una vera difesa, con effetti perversi sulla stessa effettività del processo, potendo i privilegiati ricorrere a strategie dilatorie e a impugnazioni pretestuose con la definitiva rinuncia a qualsiasi razionalizzazione dei tempi della giustizia”.

C’è chi previde “gli effetti nefasti” che la legge avrebbe determinato sulla drammatica situazione degli istituti di pena.

“Nel giro di sei mesi dall’eventuale entrata in vigore del provvedimento nelle carceri si avrebbe una forte impennata di presenze, oltre trentamila persone in più, soprattutto tossicodipendenti ed emarginati, con tutte le intuibili conseguenze in termini di ulteriore disumanità ed inciviltà delle condizioni di detenzione nonché di quelle di vita e di lavoro di chi opera e lavora negli istituti penitenziari”.

E’ ciò che sta accadendo ed a cui assistiamo tutto il giorno.

In sintesi: si rischia penalmente molto di più a rubare un pacchetto di biscotti in un discount, che a inquinare il territorio disseminandolo di discariche, corrompere, commettere concussione e turbativa d’asta.

Cari parlamentari-legislatori, care associazioni di categoria: vogliamo riflettere ed operare tenendo con onestà intellettuale, senza opportunismi e timori reverenziali, la barra dritta sulle cause prime?

Altrimenti, ci si limiterà alla pura chiacchiera o, peggio, alla intollerabile demagogia e disinformazione.

Avvocato Enrico Mezzetti


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31 maggio, 2012

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