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“Sopraffactions Viterbo”, la mostra fa tappa in città

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Salerno, Contardo, Manni

– Presentata questa mattina a Palazzo dei Priori la mostra d’arte contemporanea “Sopraffactions Viterbo”, in programma dal 5 al 20 maggio a Palazzo dei Papi.

L’iniziativa, patrocinata da Comune, Provincia, Camera di Commercio di Viterbo, Regione Lazio e Fondazione Carivit, è stata illustrata da Giuseppe Salerno, critico, ideatore e curatore del progetto e da Mirna Manni, presidente dell’associazione “Magazzini della Lupa”, organizzatrice della tappa viterbese.

Con i promotori dell’appuntamento espositivo anche l’assessore comunale alla Cultura Enrico Maria Contardo. “Sopraffactions – ha spiegato –  non è solamente una mostra d’arte. È un evento completo, arricchito da commistioni e contaminazioni artistiche. Un’esposizione di arte visiva, ma anche un’occasione per sviluppare momenti di riflessione e confronto, grazie ai numerosi eventi collaterali che accompagneranno la mostra. Quello del 5 maggio, che vedrà la presenza di Claudio Strinati, Andrea Alessi e Fiorenzo Mascagna, ne rappresenta un valido esempio”.

A spiegare i dettagli dell’evento espositivo itinerante è stato lo stesso ideatore del progetto Giuseppe Salerno. “Dopo le Marche, la Calabria e la Campania ‘Sopraffactions’ giunge a Palazzo dei Papi di Viterbo, dove protagonisti sono tre artisti locali, Mariella Gentile, Mirna Manni e Xo.

“Sopraffactions” nasce nel 2009 quando, per un’esposizione romana presso la Galleria Monty & Co., Luigi Ballarin, Gerardo Di Salvatore e Lughia produssero quattro lavori ciascuno che, divenuti oggetto di scambio fra gli artisti stessi, furono la base per la realizzazione di nuove opere a firma esclusiva del secondo artista. Opere nate a seguito d veri e propri interventi sopraffattivi. L’esperienza, replicata a Fabriano (Pinacoteca Molajoli) da Anna Massinissa, Gabriele Mazzara e Franco Zingaretti, ha avuto un seguito a Cosenza (Palazzo Arnone) per mano di Maria Credidio, Alfredo Granata e Luigia Granata, e poi a Salerno (Palazzo Ruggi D’Aragona) con Claudio Bozzaotra, Enrica Capone e Pinella Palmisano.

In questa esposizione a Palazzo dei Papi, 15 artisti con 60 opere nel formato 100×100 mettono in mostra un intreccio di anime e modalità che con la progressiva propagazione del meccanismo ad altri artisti e territori, fanno dell’operazione nel suo complesso uno specchio di questa nostra contemporaneità informata alla cultura della commistione e dell’attraversamento.

Ogni evento, per sua natura ineluttabilmente contestualizzato, è sopraffazione perpetrata da parte di qualcosa o qualcuno nei confronti della realtà circostante che ne risulta, sempre e comunque, modificata. Tutto è sopraffazione. Ed è questo intervenire sul preesistente, sia esso naturale o opera dell’uomo, a determinare, prescindendo da attribuzioni di valore, l’inarrestabile divenire dell’universo.

Nella piccolezza della condizione umana, l’opera d’arte, che nel suo prodursi è anch’essa sopraffazione, sembrerebbe godere da sempre, in quanto espressione alta di una azione/pensiero in sé compiuto, di una sorta di diritto all’inviolabilità.

Con “Sopraffactions”, al pari di ogni realtà in divenire, l’arte si manifesta a noi non più soltanto come pura convergenza di forma, materia e colore, ma anche quale dichiarata sedimentazione di percorsi e intelligenze diverse. Un essere quello dell’oggi – conclude Salerno – che fa agio sul passato e, inerme, si offre a futuri interventi”. La mostra, ad ingresso gratuito, rispetterà il seguente orario: dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19.


“Sopraffactions – dice Giuseppe Salerno – è una parola inesistente, si tratta di una sopraffazione linguistica”. Sopraffactions oggi esiste ed è l’operazione con la quale Salerno ci impone un’ennesima riflessione sulla vita attraverso l’arte. 

Arte che, nel suo essere specchio di vita, ci mette di fronte ad un divenire determinato da sequenze di eventi naturali ed azioni umane che sempre e comunque incidono sul preesistente. Concetto questo di immediata comprensione quando rapportato all’universo che ci circonda ma di non facile accettazione se lo intendiamo applicato all’arte.

Sopraffactions ha il merito, in modo provocatorio ma forse soltanto apparentemente tale, di mettere in luce siffatto concetto offrendocene rappresentazione proprio attraverso l’opera d’arte sulla quale, nella comune accezione, vige una sorta di inviolabilità sacrale. Convinzione questa peraltro contraddetta da un gran numero di casi. Evidenze ne troviamo in architettura dove, nel corso dei secoli, si è diffusamente edificato su manufatti preesistenti dando vita a realtà nuove e di pregio. Altrettanto vale per ogni altra manifestazione dell’arte e, più in generale, dell’agire umano. Se è dunque vero che il tempo e l’uomo intervengono su ogni cosa, Sopraffactions va a sottolineare attraverso un’operazione artistica come l’arte stessa non possa sottrarsi a tale destino.

Il progetto di Giuseppe Salerno si risolve dunque in una metafora del quotidiano attraverso la quale artisti animati dalla consapevolezza che nulla è per sempre, rinunciano alla paternità sulle proprie opere per farne oggetto di scambio e poi di reciproci interventi sopraffattivi.

Chiamati ad operare sulla base della comune coscienza e di una procedura concordata, gli artisti operano in solitudine, svincolati da obbiettivi condivisi. Ciascun lavoro destinato all’esposizione finale risponde così alla sola visione dell’artista che dal tratto preesistente e dal pensiero in esso sotteso ha colto quanto necessario a dare compiutezza ad una nuova opera rispondente a quell’universo che ora interamente gli appartiene.

Una visione, quella su tele generate in tal modo, che sposta l’attenzione dell’osservatore dalle opere in sé al meccanismo che le ha generate. E mentre il pensiero migra dall’arte alla vita, la parola sopraffazione, allontanata ogni connotazione negativa, cede spazio a Sopraffactions.

Claudio Strinati


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2 maggio, 2012

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