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Economia al tempo della crisi - Prospettive di occupazione per i laureati

Fiducia e competenza per trovare lavoro

di Alessandro Ruggieri
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Alessandro Ruggieri

Alessandro Ruggieri

– Il problema degli sbocchi occupazionali dei giovani nel nostro Paese ha una valenza di assoluto rilievo, sia dal punto di vista economico che da quello sociale, tanto più in un contesto scandito da eventi che minano continuamente la fiducia nel futuro.

I dati sono significativi: ad aprile 2012 (fonte Istat) il tasso di disoccupazione si attesta al 10,9%, e di 2,2 punti su base annua. Il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni è in aumento di 7,9 punti, sempre su base annua.

Questa situazione impone di affrontare il problema del lavoro in modo diverso rispetto al passato; al fianco degli interventi che le istituzioni devono mettere in atto, occorre una maggiore attenzione dei giovani e delle famiglie nella scelta dei percorsi formativi e una analisi più approfondita delle competenze richieste dal mercato del lavoro.

L’accresciuta competitività dei mercati richiede un cambiamento qualitativo all’interno dei tradizionali ambiti professionali, con la richiesta di nuove, avanzate e diversificate competenze, e una maggiore qualificazione in uscita dai percorsi formativi della scuola e dell’università.

Da questo punto di vista, nonostante la crisi, il titolo di studio universitario rappresenta un investimento per il futuro. Ad aprile 2012 (dati Istat) il tasso di disoccupazione di un laureato (tutte le aree) è del 6,8%, a fronte di un valore del 10,4% per un diplomato, con una differenza percentuale di quasi quattro punti.

Tuttavia non sempre l’elevata qualificazione trova un riscontro immediato nelle scelte di assunzione effettuate dalle imprese, sia perché il Paese non investe a sufficienza su tecnologia e innovazione, sia per la difficoltà di collegare adeguatamente le esigenze delle imprese con i percorsi formativi.

Rispetto ad altri paesi europei, risultano ancora troppo basse sia l’incidenza degli occupati nelle professioni più qualificate (circa 4 punti percentuali rispetto alla media dell’Unione Europea, dati Alma Laurea), sia la consistenza delle assunzioni previste (12,5% di laureati sul totale a fronte del 31% negli Stati Uniti). Ciò dipende in gran parte, oltre che dalla crisi, anche dalla struttura produttiva delle imprese e dalla cultura imprenditoriale.

Ma un orientamento delle produzioni verso prodotti innovativi e di qualità è inevitabile, anche nelle imprese di dimensioni più piccole, e spingerà sempre più verso una maggiore competenza e qualificazione delle risorse umane.

Ai fini dell’occupazione, al di là del titolo di studio, al quale il mondo del lavoro attribuisce comunque un’elevata importanza, assumono sempre più peso nelle valutazioni delle imprese altre caratteristiche, personali e professionali.

Innanzitutto è molto ben valutata una pregressa esperienza di lavoro, ove possibile, oppure un’esperienza professionalizzante maturata attraverso stage, tirocini o attività con le imprese già durante il percorso di studi universitario, per preparare i giovani al lavoro. A un anno dalla conclusione degli studi la probabilità di occupazione dei laureati che hanno effettuato stage curriculari è superiore del 14% rispetto a quella di chi non vanta tale pregressa esperienza formativa (dati Alma Laurea).

È dunque fondamentale un sistema di relazioni dinamico e costruttivo con il mondo del lavoro.

Sotto il profilo delle conoscenze, è ormai imprescindibile la padronanza di almeno una lingua straniera, preferibilmente l’inglese, conseguenza della necessità di essere presenti e competitivi sui mercati internazionali. È altrettanto indipsensabile la capacità di utilizzo di strumenti informatici, considerando il processo di informatizzazione e digitalizzazione che sta avvenendo in qualsiasi ambito e settore di attività.

Risultano altresì fondamentali altre competenze sviluppate nel percorso di studi, che oggi vengono esplicitamente valutate e testate dalle aziende: la capacità relazionale, legata alla necessità di lavorare in gruppo, affrontando in modo congiunto problemi che richiedono soluzioni complesse e multi-disciplinari e la motivazione individuale, che rappresenta il fattore forse più apprezzato dalle imprese, in quanto spinge ad investire su una persona valutandone il potenziale contributo in termini di idee e miglioramento dei processi.

Infine occorrono pazienza e spirito di adattamento, considerando che il sistema del lavoro si va modificando in modo profondo per via delle modifiche normative: basti pensare che solo al 53% dei neo-assunti viene proposto un contratto a tempo indeterminato (dati sistema informativo Excelsior unioncamere).

Pur in un momento di grande difficoltà come quello attuale, occorre però non perdere la fiducia e la volontà di investire su se stessi, indirizzando in modo ragionato i propri sforzi tesi a seguire un percorso formativo serio e innovativo a fronte del quale le opportunità di trovare un adeguato sbocco occupazionale risulteranno sicuramente incrementate.

Alessandro Ruggieri
Direttore del dipartimento di Economia e impresa – Università della Tuscia


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30 giugno, 2012

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