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– Lo scorso mercoledì 4 luglio, nella fresca penombra della Casa di San Giovanni in Via Mazzini a Roma, c’erano proprio tutti: Alfonso Prota e Antonello Ricci (autori dell’album a fumetti e dello spettacolo teatrale del 2010); Silvio Ciapica, autore della canzone-inno; Chiara Frontini, giovane e appassionata assessore del Comune di Viterbo (con fidanzato al seguito).
C’erano poi Martin Grice dei Delirium (un pezzo di storia della musica prog in Italia), Roberto Pecci coi suoi bonghi, Francesco Ciapica con la chitarra a tracolla. E c’era Pietro Benedetti, garibaldino sempre impeccabile, camicia rossa e berretto d’ordinanza. C’erano tutti, insomma. Tutti davanti a lei, a Suor Graziella.
Tutti lì per lei. In mattinata il display del cellulare di Claudio Celestini aveva annunciato a sorpresa il suo nome. Da tanti anni quelli di Caffeina conoscono bene Suor Graziella, e le vogliono un bene dell’anima. Ma ieri era un giorno tutto speciale, perché Suor Graziella, al secolo, fa di cognome Rossi. Sì, è proprio lei, nipote di un bisnonno davvero speciale: quel Pietro Rossi (classe 1820) eroe garibaldino, unico viterbese ufficialmente incluso nell’elenco ufficiale dei Mille di Quarto.
Graziella aveva saputo della passeggiata-concerto che si sarebbe svolta in serata, della tappa alla lapide garibaldina di Porta della Verità a Viterbo, della canzone-inno di Silvio. Ma anche dell’iniziativa intrapresa con ardore tutto garibaldino dall’assessore Frontini: dedicare a Pietro Rossi una via o una piazza del centro ma anche promuovere iniziative di ricordo per gli studenti. Obiettivo: restituire alla memoria istituzionale e alla coscienza dei viterbesi, giovani e meno giovani, l’avventuroso percorso di vita di questo eroe-caffettiere viterbese, simbolo ed esempio etico di straordinaria attualità.
Graziella ascolta, divertita e commossa, il monologo di Pietro Benedetti e la canzone-inno di Silvio Ciapica. Poi impugna il telefono, compone un numero e lo passa ad Antonello Ricci. All’altro capo una voce maschile, piena di passione, comincia a raccontare: “Sì, certo. Mi ricordo che in salotto c’era un grande diploma incorniciato a parete, siglava il diritto a fregiarsi della medaglia d’oro di Marsala. Mio nonno era suo figlio, figlio di Pietro. Io mi chiamo Aldo, Aldo Rossi. Come si chiamava mio nonno? Si chiamava Rossi Garibaldi…”.
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