Riceviamo e pubblichiamo – Un incidente impressionante, tua figlia incastrata da circa un’ora nelle lamiere dell’auto che ti chiama e rassicura, i vigili del fuoco con la fiamma ossidrica per liberarla, l’eliambulanza che decolla per il Gemelli con uno dei ragazzi Fabio, il camion con il semiasse rotto e la ruota staccata, l’autista sotto schock, i genitori degli altri ragazzi disperati, ambulanze, carabinieri, questo lo scenario allucinante vissuto da noi genitori dei ragazzi coinvolti, in una splendida giornata di luglio.
Portiamo in ambulanza Silvia e Lorenzo all’ospedale di Tarquinia, grazie a Dio vicino al luogo dell’incidente. Lorenzo se la caverà con qualche graffio invece per Silvia i controlli radiologici dimostrano inesorabilmente la gravità del trauma, ma all’improvviso quello che maggiormente temevo: la rottura della milza.
Inizia la corsa contro il tempo, subito sacche di sangue, infermieri, medici di corsa in sala operatoria, il chirurgo, l’anestesista, l’ortopedico tutti pronti in pochi minuti.
Tu genitore fuori dalla sala operatoria che rivedi scorrere la vita della tua bimba e preghi, la porta della sala operatoria chiusa e tu che speri che si apra con un sorriso.
Il pianto e l’abbraccio liberatorio con tua moglie all’annuncio che tua figlia è salva.
Tutto questo avvenuto in un “piccolo ospedale” che la miope politica, distante anni luce dalle necessità della gente che “amministra”, pronta a salvaguardare e mantenere i suoi privilegi e sprechi, vuole chiudere: l’ospedale di Tarquinia.
Grazie al dottor Giuseppe Montesano il chirurgo. Grazie al dottor Valentino Parlato l’anestesista. Grazie a tutta l’équipe operatoria al personale infermieristico per l’alta professionalità, l’abnegazione, l’umanità dimostrata.
Mauro Busti
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