![]() Andrea Baffo e Filippo Rossi |
Riceviamo e pubblichiamo – Miei carissimi amici Filippo e Andrea,
non mi conoscete, ma voi fate parte di quell’esiguo gruppo di persone che mi hanno regalato momenti significativi e duraturi nella memoria.
Ho 66 anni e un profondo gusto di assaporare emozioni: grazie per avermi concesso la possibilità di farne esperienza ancora una volta. Tramite gli incontri proposti da Caffeina, più volte, grazie alla cultura appassionata e alla personalità forte e decisa di chi ho scelto di ascoltare, la mia mente ha fatto capriole nella scoperta di piccole spiragli nuovi e ha goduto della voglia di fare domande (che non ho avuto il coraggio di esternare… ma che importa).Insomma ho provato stupore, meraviglia…Non è questo il sapore della vita?
Ho seguito con preoccupazione crescente gli scricchiolii dell’evento-Caffeina ad esempio la possibilità di lasciare la città così come il quartiere di Pianoscarano (non voglio pensare che l’insofferenza di pochi sia un pretesto per un trasloco già preordinato verso lidi più benevoli…)
Voglio essere ottimista e pensare che ci sarà ancora un’estate e poi un’estate e poi un’estate…” Se non speri l’insperato, non lo troverai” sembra aver detto Eraclito.
Io sono adulta e posso cercarmi i sentieri che voglio dove voglio, ma i giovani no: le proposte di Senza Caffeina sono una opportunità irripetibile, insieme a poche altre presenti a Viterbo, di lasciar libere immaginazione e creatività dai vincoli di un programma scolastico e dal narcotico delle tecnologie multimediali; gli incontri con gli autori in un clima originale e giocoso sono una ulteriore chicca da vivere con la famiglia recuperando occasioni di divertimento condiviso per cose ” strane “: i libri… il teatro… la capacità di ascolto prolungato…
Non ci private di queste opportunità, per cortesia!
Nel concludere voglio farvi una richiesta: non facciamo più scempio delle piazze più belle di Viterbo con improbabili pagode bianche!
Caffeina, per essere evento, non può essere banalizzata come fosse un mercato rionale.
La immaginerei piuttosto come tempo, antico e sacro,nel corso del quale una certa ritualità serva a richiamare a compiti specifici e a sottolineare un modo di porsi,di atteggiarsi.
Mi tornano in mente le parole il nostro sindaco a proposito del gran flusso di folla:” Sembrava di essere a S. Rosa”
E’ questa percezione che deve sparire.
Non confondiamo il burro con la ferrovia, per piacere!
Vi saluto con affetto e gratitudine.
Anna Maria Calevi
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