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L'opinione del sociologo - Incontro a Caffeina

Per un nuovo concetto di sicurezza urbana

di Francesco Mattioli
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Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

– Le recenti polemiche non tanto su Caffeina, quanto sul “dopo Caffeina” con la denuncia, da parte degli abitanti del centro storico, dei guasti e delle maleducazioni perpetrare dopo mezzanotte da squallidi individui che defecano, mingono e lasciano bottiglie rotte in ogni angolo di quelle vie, portoni, automobili e monumenti compresi, conferma quell’idea di sicurezza che si sta oggi sempre più affermando nella letteratura scientifica sull’argomento.

Limitarsi a considerare la sicurezza in rapporto alla sola criminalità – rapine, furti, aggressioni e violenze di vario genere alla persona – non è più sufficiente.

L’attuale concezione della qualità della vita richiede che accanto alla difesa della persona, si debbano curare anche la difesa dell’ambiente, la cura del decoro, la sensazione di vivere in una comunità civile.

Non è un caso che uno dei più acuti studiosi della società di oggi, Zygmund Bauman, abbia voluto distinguere tre diversi aspetti della sicurezza: quella che tradizionalmente ha a che fare con l’incolumità fisica, quella che riguarda la salvaguardia dei propri diritti e della propria tranquillità psichica e quella che si traduce come sicurezza di sé.

Significa che l’individuo, il cittadino, sente la necessità di vivere in una realtà sociale ordinata, ma anche stimolante e qualitativamente apprezzabile, dove prevalgono le cosiddette amenities: qualità dell’ambiente naturale, qualità del costruito, qualità delle relazioni, qualità della cultura, qualità dell’economia.

Quelle che invece degradano la convivenza urbana quotidiana sono le incivilities: il vandalismo, l’incuria, la maleducazione, l’impunità di certi comportamenti: e non solo perché comunque queste azioni causano dei danni materiali, ma anche perché, se vengono tollerate e sottovalutate, spingono all’imitazione, e inducono alla demotivazione da parte di chi vorrebbe continuare a comportarsi correttamente.

Due esempi banali: quando alla signora che ammassava cartoni intorno ai cassonetti senza avere la pazienza di piegarli e inserirli negli appostiti contenitori feci notare il suo comportamento incivile, lei rispose: “eh, tanto lo fanno tutti!”. E quando protestai con la ragazzina che spennarellava sulle pietre di San Pellegrino, lei rispose “Eh, ma tanto sono già piene di scritte!”

Non sto parlando di due teppisti: ma di una signora dall’apparenza gentile ed elegante e di una ragazzina mite e sorridente. Il fatto è che si abbassa immediatamente la soglia di ciò che è grave, sbagliato e incivile, non appena se ne tollerano le manifestazioni, anche le più banali.

Il vero problema allora è un altro: che le forze dell’ordine – per personale e per mezzi disponibili – non bastano a controllare anche queste forme di inciviltà, ed è già un conforto sapere che ci sono laddove si manifestano gli episodi più gravi ed efferati.

Ma tutto ciò non basta; perché così si vincono le battaglie, ma si perde la lunga e perigliosa guerra che conduce al degrado etico e civico della città, con immediate ripercussioni economiche, sociali, culturali. Come rispondere?

Intanto, ricorrere alla tecnologia, a una videosorveglianza efficiente: nessun rischio alla privacy, ciò che il cittadino fa nella pubblica via, non è mai un comportamento del tutto privato, e se si vuol essere cittadini a pieno titolo deve essere considerato utile cedere un po’ della propria privacy a favore di una sicurezza collettiva.

Inoltre, laddove non arrivano le forze dell’ordine o le telecamere, devono arrivare i cittadini; che se sono veramente tali, devono sentirsi essi stessi responsabili del benessere e della qualità della vita della loro città; solo i sudditi, impotenti per definizione, si aspettano che siano i potenti ad agire: i cittadini invece agiscono, collaborano, denunciano, aiutano, propongono, affiancano.

Forse non é un caso che le forme più elevate di compartecipazione civica si ritrovino nel mondo anglosassone, quello da più tempo aduso alla democrazia, mentre nei paesi che hanno sempre avuto dei governanti assoluti, la gente si limita a protestare “Piove, governo ladro”.

Tutto ciò, per sottolineare che la sicurezza della città è un problema multidimensionale, in cui anche comportamenti apparentemente poco “pericolosi” alla lunga possono diventare di una gravità assoluta; e per ricordare che alla sicurezza della città sono chiamate a collaborare, ciascuno per il suo, tutte le componenti della città stessa.

Francesco Mattioli


Nel corso di Caffeina, di sicurezza urbana si discute il 12 luglio, a Piazza Cappella, alle 21; nell’occasione sarà presentato il volume Sociologia della sicurezza urbana. Il progetto “Viterbo città sicura e sodale” di Francesco Mattioli.

Interveranno, oltre all’autore, il sindaco di Viterbo, Giulio Marini, il giornalista Rai Francesco Giorgino e le autorità locali competenti nel campo della pubblica sicurezza. Moderatore, il caporedattore dell’edizione viterbese del Messaggero, Arnaldo Sassi.


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12 luglio, 2012

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