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Mammagialla - Lettere - Scrive Flavia Bronchini insegnante al carcere viterbese

“Perché trasferire due detenuti prima dell’esame?”

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Il carcere di Viterbo a Mammagialla

Riceviamo e pubblichiamo – Da sette anni svolgo come insegnante attività di volontariato a Mammagialla.

Ci vado una o due volte alla settimana e seguo studenti per le scuole superiori e per i corsi universitari. Due giorni fa non ho trovato due miei alunni trasferiti d’urgenza ad altri istituti di altre città.

I due ragazzi avrebbero dovuto sostenere gli esami di ammissione al secondo anno di scuola superiore a settembre, da due anni si stavano preparando e li stavamo aiutando nel percorso di studi.

Mi chiedo, era proprio necessario trasferirli in questo periodo?

Non si poteva aspettare poco più di un mese in modo da consentire loro di sostenere gli esami per i quali avevano lavorato per due anni?

Sorvolando sull’aspetto umano, visto che non abbiamo avuto nemmeno la possibilità di salutarci, rimane la considerazione che, se i due studenti vorranno continuare il loro percorso di studi, dovranno ricominciare tutto l’iter nel nuovo istituto che li accoglie: dovranno contattare in qualche modo le scuole, trovare degli insegnanti che li assistano, procurarsi i libri…

L’altro ieri mattina mi sono sentita inutile, tutto il mio lavoro mi è sembrato inutile.

Saremmo forse tutti più tranquilli e soddisfatti se i detenuti si inebetissero giocando a briscola per tutta la giornata, aspettando l’ora d’aria come unico passatempo, guardando in continuazione la televisione, aspettando un colloquio con i familiari senza avere nulla da raccontare, progettare, costruire.

“I libri hanno cambiato la mia vita”, mi ha detto uno di loro qualche tempo fa: i libri fanno guardare oltre le sbarre, i libri offrono la possibilità di crescere, cambiare, trasformare una vita. I libri aiutano nel percorso di recupero che dovrebbe essere la finalità della detenzione.

Domani tornerò come sempre al Mammagialla per continuare comunque il mio lavoro, vedrò i miei studenti, ma non troverò Emanuele e Raffaele che non ho salutato.

Flavia Bronchini


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25 luglio, 2012

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