Riceviamo e pubblichiamo – In un momento di grave crisi nazionale, di continui tagli ad ogni dove senza distinzione alcuna, per le tasse sempre più alte e gravose con il conseguente aumento dell’evasione fiscale e di uno spread che non accenna imperterrito a diminuire, con i licenziati e gli esodati sempre piú numerosi, con i giovani senza lavoro, con le famiglie sempre più indebitate con finanziamenti a breve per mancanza di liquidità e con una pressione fiscale, unica al mondo, al 55%.
Con le banche che fanno sempre più affari d’oro, con Regioni che rischiano il fallimento per le troppe spese ingiustificatamente sostenute, per i tagli ai finanziamenti pubblici ai partiti e alle riduzioni degli stipendi e dei benefit che i Cristiano Popolari di Mario Baccini portano avanti con le loro iniziative nelle piazze ma che non trovano riscontro sufficiente in parlamento, per la certezza del diritto e della pena e per la possibilità di potersi difendere in ogni grado per tutti, per un governo finalmente politico che segua il territorio e torni ad ascoltare i problemi e le richieste di aiuto che arrivano dal “basso”, che gli eletti siano meno “eletti” e piú vicini alla gente, attaccati meno al palazzo e alla poltrona e piú alle vicissitudini del cittadino.
I Cristiano Popolari di Viterbo non comprendono anche come mai, ai vertici della Rai, si possa percepire uno stipendio annuo di 650mila euro per ricoprire il ruolo di direttore generale (il tesoro non oppone ostacoli a questi compensi stellari e non si oppone alla chiusura del Microcredito) se si pensa che questo compenso proviene dai versamenti del canone pagato, obbligatoriamente, anche da famiglie che non godono di privilegi.
La Rai, in quanto servizio pubblico, deve adeguarsi alla situazione economica attuale, soprattutto in momenti come questi, in virtú del fatto che gli stipendi d’oro derivano da un canone imposto e quindi gli appartenenti ai vertici aziendali della Rai debbono sottostare anche loro alla norma di legge che regola gli stipendi dei manager pubblici. L’isola che non c’é è solo una fatica letteraria per ragazzi e non un pretesto di arricchimento personale alla faccia dei contribuenti.
I Cristiano Popolari di Viterbo non ci stanno.
Cristiano Popolari
Coordinamento provinciale di Viterbo
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