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L'opinione di uno sporco comunista

Se Marinelli se ne va dal Pd, qualcosa si è spezzato

di Valerio De Nardo
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Valerio De Nardo

“Parevano traversie ed erano opportunità”, scriveva Giovanbattista Vico.

Così, mentre si concludono i 5000 anni del ciclo del calendario maya, si apre un’epoca nuova, e potrebbe essere con la possibile soppressione della Provincia di Viterbo. Si potrebbe infatti dare il via a quel progetto di ristrutturazione della governance territoriale da molti auspicata.

E’ chiaro che, nell’immediato, la vicenda si concluderà molto probabilmente con il semplice accorpamento delle attuali province di Viterbo e Rieti, da anni già unite dalla questione dello smaltimento dei rifiuti.

Ma in prospettiva, con la creazione della città metropolitana di Roma capitale, si avrà che all’inizio l’area metropolitana coinciderà con l’attuale Provincia di Roma, ma successivamente i comuni in essa compresi potranno esercitare l’opt out e, ad esempio, Civitavecchia e qualche altro centro potrebbero scegliere di aggregarsi alla nuova provincia dell’Alto Lazio.

Ma in una ulteriore prospettiva, se ad esempio andasse avanti il progetto di una sorta di Assemblea costituente, potrebbero prendere piede anche ulteriori misure.

E’ di oggi l’intervista del presidente della Camera Fini in cui, tra l’altro, auspica il possibile accorpamento delle regioni.

Perché non pensare che sia giunto allora il momento di dare concretezza alla idea di aggregare altre territori dell’Umbria e della bassa Toscana in un grande progetto di sviluppo economico insieme ad uno di ristrutturazione istituzionale?

Queste incertezze potrebbero dunque celare nuove opportunità, alle quali possiamo guardare solo se alziamo lo sguardo dal nostro quotidiano, dal nostro giardino, dal nostro parcheggio.

Bene hanno fatto gli organizzatori di Caffeina a dare una risposta pronta alla insofferenza (del tutto legittima, sia chiaro) di alcuni abitanti di Pianoscarano. Anche un festival culturale può inquinare, generare una polluzione di socialità fastidiosa, scatenare la sindrome nimby.

E’ una città strana questa: dove si rischia di perdere uno degli eventi che le stanno conferendo maggior risalto e ne hanno messo in moto anche ricadute economiche, mentre gli ultimi giapponesi continuano a difendere il mitico aeroporto “F.T. Marinetti”, pur se l’ultimo de profundis è stato intonato da persona sicuramente informata dei fatti (e anche delle opinioni che contano).

Se guardiamo alle vicende politiche locali, poi, possiamo vedere i partiti più grandi alle prese con difficoltà, contrasti, abbandoni.

Ciascuno a suo modo, secondo dinamiche più o meno generazionali interne ai gruppi dirigenti ovvero “top/down” nel rapporto tra la base e i vertici. Tanto il Pdl quanto il Pd viterbesi sono infatti costretti a fare i conti con tensioni sempre più acute.

La politica, in fondo, è sempre stata così, non c’è dubbio, fatta di battaglie, di supremazie e di sconfitte. Eppure guardare oggi a queste vicende microcosmiche può suggerire molto anche su un contesto più generale, nel quale i corpi sociali intermedi si prosciugano, divengono strutture autoportanti, scheletri di gruppi autoreferenziali, che fanno avere buon gioco e forse ragione a chi dice siano “morti”, come affermano Beppe Grillo o Sergio Insogna.

Quando ho visto Franco Marinelli guidare i fuoriusciti dal Pd viterbese in prima fila, ho capito che qualcosa si è davvero spezzato. Perché se una persona sempre disponibile per il suo partito, impegnata tanto a organizzare quanto a tenere rapporti costanti con iscritti e simpatizzanti, è arrivata ad un tale punto, vuol dire che la diga sta cedendo.

Quel che accade, in fondo, è il segno di uno sgretolamento che riguarda tutta la società, mentre quella che Federico Rampini chiama “la grande contrazione” sta dispiegando tutti i suoi effetti economici e occupazionali e gettando nel timore o nell’angoscia gli individui di fasce sempre più ampie della popolazione.

A Caffeina ho potuto ascoltare un intellettuale al quale ho sempre guardato come un sicuro punto di riferimento: Stefano Rodotà, che discuteva con Antonio Scurati intorno al suo pamphlet “Elogio del moralismo”. Ebbene, la sensazione che ne ho tratto è stata ad un tempo confortante, perché continuano a circolare e a raggiungere le persone anche idee che paiono fuori tempo pur conservando senso e validità, e di sconforto, per il senso di impotenza che quelle stesse idee mi generavano.

Forse il “grillismo” trova strada proprio nello spazio di lotta all’impotenza: nella sensazione che non ci si deve rassegnare, che bisogna ribellarsi, che non sia tutto già deciso, che la politica si possa fare fuori dai canali tradizionali, che possa esserci partecipazione, possano condividersi idee e interessi, si possa tornare a fare comunità e a decidere insieme.

I partiti tradizionali hanno incominciato a capirlo, rinchiusi in un recinto di ostilità. Proprio Rodotà narrava di come un tempo essere parlamentare accresceva la considerazione delle persone, mentre oggi rivestire un tale ruolo possa far divenire automaticamente oggetto di disprezzo.

Le persone che hanno abbandonato il Pd di via Cardarelli fanno politica, chiedono risposte di apertura alle forze organizzate, chiedono che esse sappiano cambiare e sono giustamente impazienti che ciò avvenga. Chi non li sapesse ascoltare e trovare un terreno di incontro rischia di non avere una strada lunga da percorrere.

Ma se anche i dissidenti si rinchiudessero in un atteggiamento conflittuale e rancoroso verso gli ex compagni, non farebbero che attirare su di loro facili critiche di protagonismo elettorale e rischierebbero di costituire un elemento, peraltro marginale, di debolezza del centrosinistra.

Se posso permettermi un consiglio, allora, direi che sia più importante pensare al nuovo assetto istituzionale, ad uno sviluppo basato sulla cultura e la conoscenza e sul rilancio del centro storico piuttosto che sull’aeroporto o su nuove espansioni edilizie. Insomma quello di cui scrivevo all’inizio. Perché se i partiti ed i loro contestatori non alzano il proprio sguardo, se non parlano di futuro ma si ripiegano sulle proprie beghe interne, nel frattempo ci sarà comunque chi decide al posto loro. E i cittadini saranno andati da un’altra parte.

Valerio De Nardo


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16 luglio, 2012

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