Riceviamo e pubblichiamo – Illustrissimo ministro Francesco Profumo,
le scrivo anche a nome delle settecento famiglie che sono coinvolte nella vicenda dell’istituto comprensivo “De Amicis” di Viterbo, nel solo intento di ristabilire le regole e dare un esempio di correttezza e rispetto delle istituzioni ai bambini coinvolti in questa triste storia.
I fatti. Nonostante una sentenza del Tar, datata 7 giugno 2012, annullasse il contenuto della delibera numero 42 del febbraio scorso nella parte relativa allo smembramento dell’istituto comprensivo “De Amicis” di Viterbo, ad oggi, né l’ufficio scolastico provinciale né quello regionale hanno applicato la sentenza.
Nonostante la sentenza sia stata notificata dai nostri avvocati immediatamente al sindaco di Viterbo, Giulio Marini, al dirigente dell’ufficio scolastico provinciale Venanzio Marinelli, alla dottoressa Novelli che guida l’ufficio scolastico regionale, nessuno ha prodotto atti formali per la ricostituzione dell’istituto comprensivo “De Amicis”.
A quasi 60 giorni dalla sentenza del Tar nessuna delle istituzioni preposte ha posto in essere gli atti per ricostituire l’istituto comprensivo “De Amicis”. Lo scorso 28 luglio l’Ufficio scolastico regionale ha pubblicato sul suo sito le nomine dei dirigenti scolastici assegnati ai circoli didattici di Viterbo e lo fa ignorando la sentenza. Come se nulla fosse successo al “De Amicis”.
La situazione risulta abbondantemente fuori legge ma nell’indifferenza si perpetua una violenza sui bambini più grande, diciamo loro che in questa società in decadenza c’è posto solo per i prepotenti o per i potenti che in barba ad ogni diritto impongono la loro linea scellerata. Non importa se un tribunale di questa Repubblica si sia pronunciato accogliendo tutti i nostri rilievi andando immediatamente a sentenza e non come poteva fare riconoscendo una sospensiva.
Non importa se dei cittadini siano dovuti arrivare a ricorrere al Tar per vedersi riconosciuto un diritto mortificato da una politica miope e autoreferenziale, non importa se la Regione Lazio sia stata condannata a pagare anche le spese processuali per un importo di 1800 euro, risorse sottratte ai cittadini da amministratori incapaci. Tutto questo non conta. La Regione ha perso tempo per decidere se ricorrere al Consiglio di Stato o meno, ieri giunge la notizia che nonostante l’avvocatura regionale lo sconsigli ricorreranno.
I magistrati del Tar sono stati categorici: “il dimensionamento scolastico voluto dal Comune di Viterbo è irrazionale e illegittimo”. La volontà politica di taluni che nei fatti, ad oggi, non intendono applicare la sentenza nascondendosi dietro al lassismo e all’attendismo degli uffici preposti, mortifica la dignità delle tante famiglie viterbesi coinvolte e potrebbe creare problemi dal punto di vista dell’organizzazione preliminare indispensabile per iniziare l’anno scolastico in tempo e con la massima serenità per tutti.
Ci appelliamo a lei auspicando che possa sbloccare la situazione di stallo che qualcuno ha voluto creare. Fatta salva la possibilità per la Regione di ricorrere al Consiglio di Stato, nell’attesa che questo si pronunci, chieda formalmente che si applichi la sentenza del Tar per il “De Amicis”. Lo chieda con determinazione anche per mandare un segnale di speranza alle nuove generazioni: dobbiamo ripartire dal rispetto delle regole. Troppo tempo si è voluto sprecare. Sessanta giorni sono troppi. C’ è chi sta giocando con il futuro scolastico e lavorativo delle persone.
Certa di trovare la sua fattiva collaborazione, la saluto con osservanza.
Luisa Ciambella
Consigliere comunale Pd Viterbo
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