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Farnese - Squadra mobile - L'agghiacciante racconto delle due sorelle di 13 e 14 anni schiavizzate e picchiate dal padre 37enne

“Meglio morire che vivere così…”

di Francesca Buzzi
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Il padre dell'uomo arrestato intervistato dal Tg2

I luoghi dove venivano tenute le ragazze

Il gregge custodito dalle ragazze

Gli agenti della mobile con Zampaglione

Gli agenti della mobile con il capo Fabio Zampaglione

Gli agenti della mobile

Alcuni degli agenti

Gli agenti della mobile

Fabio Zampaglione

Il capo della mobile Fabio Zampaglione

“Era meglio morire che vivere così…”.

Una frase che, da sola, basta a racchiudere la sofferenza, la spossatezza e il dolore immenso sopportato dalle due sorelle di 13 e 14 anni, schiavizzate e malmenate dal loro stesso padre per mesi e mesi, a Farnese (fotocronaca).

Due adolescenti costrette, secondo le accuse, a lavorare tutto il giorno dall’alba al tramonto in un podere per prendersi cura di un gregge di oltre cento pecore. Tutti i giorni la stessa storia. Sveglia la mattina presto e subito pronte a sgobbare nei campi, portando pesi e attrezzi di campagna. Un’oretta di pausa a pranzo e di nuovo un pomeriggio di sacrifici fino alla sera.

Tutto questo nei mesi estivi in cui le due ragazzine non andavano a scuola. Quando, invece, dovevano necessariamente andarci, i lavori venivano spostati tutti nel pomeriggio, dopo una giornata di lezioni in classe.

Gli agenti della squadra mobile hanno ricostruito tutta la vicenda partendo da una segnalazione al Telefono Azzurro di un conoscente delle vittime. Loro stesse, poi, insieme alla madre, hanno riferito i particolari in un’audizione alla presenza di un esperto in psicologia infantile. Una confessione dolorosa e agghiacciante fornita ai poliziotti subito dopo il blitz in una giornata che, come le ragazzine stesse avrebbero dichiarato, rimarrà per loro memorabile.

“Oggi è il giorno più bello della mia vita – ha detto tra le lacrime una delle piccole -. Era meglio morire che vivere in quelle condizioni”.

Le ragazzine, sporche, malnutrite e in stato di shock profondo, sono state assistite con professionalità e disponibilità totale dagli agenti. Alcuni di loro le hanno anche accompagnate nelle proprie case per una doccia rinfrescante, un cambio di abiti puliti e poi un pranzo abbondante. Necessità primarie che per loro erano invece diventate un miraggio.

Con gli occhi stanchi e il corpo pieno di lividi hanno poi raccontato le violenze subite. “Le botte e gli schiaffi erano la normalità – ha spiegato in conferenza stampa il capo della mobile Fabio Zampaglione -. Ma la violenza e la brutalità di quell’uomo ha raggiunto livelli inauditi. Nei racconti delle ragazzine si parla di una chiave inglese tirata contro una delle due, di cric e bastoni usati per picchiarle, di un tentato investimento con l’auto, di mani sul collo strette fino a farle svenire”.

Anche la madre è apparsa distrutta, ridotta pelle e ossa e sfinita da una situazione opprimente e insopportabile che, tra l’altro, pare andasse avanti in maniera costante anche alla presenza del terzo figlio della coppia, un bimbo di appena quattro anni.

Ora tutti e quattro, la donna e i tre figli, sono stati accolti in una struttura adeguata, in un luogo protetto e lontano da occhi indiscreti. Un posto che, con il tempo e le cure necessarie, potrebbe rappresentare per loro l’inizio di una nuova vita.

Il 37enne, invece, accusato di maltrattamenti in famiglia e di incendio colposo per aver appiccato le fiamme in un atto di rabbia proprio nei pressi del suo podere, si trova ora in carcere a Mammagialla. Venerdì, in mattinata, sarà sottoposto all’interrogatorio di garanzia nel penitenziario di Viterbo.

Il padre dell’uomo arrestato ha dichiarato al Tg2: “Molte cose si potevano prevenire. Nessuno si è interessato per prevenirle”.

Francesca Buzzi


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2 agosto, 2012

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