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Caprarola - Lettere - Biagio Stefani e Stefania Colucci replicano ai consiglieri di minoranza

“La minoranza sbaglia, Stelliferi no”

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Eugenio Stelliferi sindaco di Caprarola

Riceviamo e pubblichiamo – Questa mattina, come mia consuetudine ho accesso il pc ed andando a curiosare, come sempre, sulle novità della Tuscia mi sono soffermata a leggere l’articolo scritto dalla minoranza del consiglio comunale di Caprarola.

Pur non essendo caprolatta di origine, vivo in questo grazioso paesino da alcuni anni e, in risposta a quello che è stato scritto, premettendo che non ho avuto modo votare ne l’una ne l’altra amministrazione, posso dire che prima di giudicare bisognerebbe aver, scusate il gioco di parole, “fatto i fatti”.

Già durante la precedente amministrazione, ho visto chiudere uno ad uno tutti i negozi del centro storico, che, tolta qualche storica bottega sembra ormai solo invaso da bar e macchine parcheggiate selvaggiamente ovunque, visto oltretutto, che i parcheggi sono stati occupati da splendide e utilissime fioriere.

Merito della precedente amministrazione è stato il mega parcheggio libero che, appena creato già versava in condizioni pessime tra sporcizia e degrado più totale. Con accesso ed uscita unica si è rivelato utilissimo in caso di manifestazioni. La gente parcheggiava e ne usciva solo la sera al termine di tutto e se un turista voleva raggiungerlo ovviamente il transito della strada era chiuso.

Questa è solo una delle piccole cose che ho visto fare dalla precedente amministrazione. Forse l’attuale, ha sì aumentato le spese, come d’altronde ha fatto anche lo Stato, ma sono settimane che mi capita di dare indicazioni a turisti stranieri, che chiedono di negozi di souvenir che finalmente esistono nel centro storico e che, si fermano a mangiare nelle trattorie tipiche della zona.

Concludo con il dire che i caprolatti oltre ad occuparsi delle loro care nocciole dovrebbero preoccuparsi del loro paese che ha grandi risorse ma che è lasciato nel degrado con borghi stupendi semi abbandonati e sporchi e con Palazzo Farnese conosciuto più all’estero che qui.

Silvana Colucci
Lettrice accanita di Tusciaweb


Riceviamo e pubblichiamo – Ho letto con grande interesse l’’articolo dei consiglieri di minoranza del comune di Caprarola dal titolo “Stelliferi è un grande illusionista”. A me, per la verità, il sindaco di Caprarola sembra molto concreto e ben organizzato, ma ammetto di essere di parte e quindi non starò a rispondere punto a punto alle diverse cose che io ritengo non vere riportate nell’’articolo.

Mi preme invece affermare una verità storica inconfutabile e quindi evidenziare la non correttezza di quanto scritto nel punto dell’’articolo in cui si fa riferimento all’eventuale soppressione delle province laddove Pontuale & C. sostengono che “proprio quel tipo di Stato ha contribuito in modo determinante alla creazione di quella montagna di debito pubblico che sta’ seppellendo le aspettative delle nuove generazioni”.

L’’enorme debito pubblico italiano non si è formato a causa di quel “tipo di Stato” in cui non figuravano ancora le Regioni ma, al contrario, proprio con l’’avvento del Regioni che avvenne nel 1970.

Fino ad allora l’’attività degli enti locali era ingabbiata in un sistema di controlli che lasciava pochissimo spazio all’autonomia: lo Stato, al centro con la commissione centrale per la finanza locale ed in periferia con il prefetto e le giunte provinciali, esercitava un controllo preventivo di legittimità su tutte le deliberazioni ed i contratti degli enti locali e di merito su alcune specifiche materie.

Con l’istituzione delle Regioni il controllo sull’’attività passò alla Regione.  Contemporaneamente, con la riforma fiscale, fu annullato il potere impositivo dei Comuni ed il prelievo fiscale fu condotto direttamente dallo Stato che poi trasferiva i fondi. Lasciato allo Stato il potere-dovere di prelievo fiscale e agli enti locali “la borsa della spesa” con il comodo trasferimento di fondi statali che pareggiavano le spese e finanche i debiti fuori bilancio, il deficit di bilancio e il debito pubblico presero il volo: il primo salì di cinque volte tra il ’70 ed il ’77 (L.Lazzi Gazzini “Il sole 24 Ore” del 3.8.2008) ed il secondo passò dall’equivalente dei 250 miliardi degli anni ’70 ai 1.641 del 2008. Il rapporto Debito/Pil nel 1970 era del 40.5%, nel 1980 era passato al 58,0% nel 1980 era al 95,2 % e nel 2010 al 119, %.

Non sto qui a giudicare se le innovazioni istituzionali introdotte dal 1970 ad oggi siano state, in assoluto, un bene o un male. Probabilmente andavano fatte meglio e andavano previsti controlli più efficaci. Sta di fatto, però, che sui dati riportati non c’’è possibilità di discussione e quanto affermato da Pontuale & C. non è assolutamente vero.

Biagio Stefani


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4 agosto, 2012

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