– Non è la cinquantaseiesima uscita dal Partito democratico e dei fuoriusciti non condivide nulla. Patrizia Berlenghini resta nel Pd, ma non più nella segreteria comunale.
Un personaggio non in prima fila, ma una figura importante la sua nell’organizzazione dei democratici, ma anche, prima, negli altri partiti della sinistra. Un punto di riferimento e inevitabilmente la sua rinuncia a un incarico direttivo non può passare inosservata.
“E’ una situazione generale che mi ha spinto a farlo – dice Patrizia Berlenghini – ma non è che sono la 56esima ad andarmene. Mi sono solo dimessa dalla segreteria, perché sono venuti a mancare presupposti”.
Ovvero? “Quando ci hanno chiesto come gruppo Leonori di percorrere una strada unitaria, era una proposta giusta, un passo da fare. Ma che purtroppo non c’è mai stato.
Sono stanca di gente che parla soltanto a se stessa, mi dà fastidio vedere persone per bene che lavorano seriamente, ma che non emergono mai. Il partito non è di questo o di quello che appare sui giornali, è di tutti”.
Ce l’ha con chi guida il partito a livello comunale, il segretario Alvaro Ricci? “Assolutamente la mia posizione non è personale e non ho nulla contro Ricci – continua – ma fare il coordinatore è una cosa complicata. Alle riunioni la gente non viene per ascoltare, ma vuole essere ascoltata.
Chi negli anni ha ridotto così questo partito, se ne deve assumere le responsabilità”. Uno a caso, Giuseppe Fioroni. “Lui a Viterbo non parla”. Però critica.
“In città – continua Patrizia Berlenghini – ha sempre avuto la maggioranza degli iscritti, si è fatto il vuoto attorno. Adesso, che lui non si senta responsabile di come vanno le cose e che addossi ad altri le responsabilità, mi pare quanto meno fuori luogo.
Sia chiaro, io ho ottimi rapporti con tutti, a cominciare dal presidente Aldo Fabbrini.
Noi come corrente nel Pd siamo sempre stati all’opposizione, ma abbiamo collaborato, quelle poche volte in cui ce lo hanno chiesto”.
Visto da fuori, il Partito democratico non sembra godere d’ottima salute, anzi. “Così rischiamo di perdere le elezioni, anche se non so con quale coalizione andremo alle comunali. Dovremmo stare uniti. Non serve che ogni mattina si debba leggere sui giornali la dichiarazione di questo o di quello. Diventa un discorso personale e a me il partito di uno o di un altro non mi piace, è un metodo che non condivido.
Non può esistere il partito di Carai, quello di Luzzi o di Bambini. Sono figure importanti, ma devono ringraziare il lavoro di gente come noi che abbiamo lavorato pure per loro. Non siamo noi a dover ringraziare loro”.
Ce n’è anche per chi ha abbandonato la nave. “Non condivido il pensiero di chi è andato via – continua Patrizia Berlenghini – non tutti, ma molti di loro non sono entrati nemmeno una volta nel partito. Poi dicono che sbagliamo. Venissero a discuterne, a dire la loro”.
Il Pd dovrebbe occuparsi d’altro. “Abbiamo una città che è allo sbando, le imprese chiudono, la gente è disperata e io vedo prime donne tutti i giorni sul giornale. Bisogna parlare d’altro. Per questo mi sono detta, faccio un passo indietro. Le persone vogliono risposte e chi può dargliele? Grillo”.
Infine, Patrizia Berlenghini ci tiene a fare una precisazione. “Ho accettato di fare questa chiacchierata – conclude – perché qualcuno, con un gesto di buongusto, ha deciso d’inviare ai giornali una mail riservata in cui io annunciavo soltanto che avrei lasciato la segreteria, ma mi sarebbe piaciuto discuterne prima con tutti e di persona”.
Giuseppe Ferlicca
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