Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Viterbo - Frisigello, antico giullare medievale, tira le orecchie ai "podestà" dei nostri tempi

Una città poco rispettosa del suo passato glorioso…

di Frisigello
Condividi la notizia:

Via El Alamein

Via El Alamein

Piazzale paracadutisti della Folgore

Piazzale paracadutisti della Folgore

I lavori a valle Faul

I lavori a valle Faul

Data di consegna dei lavori: 29 giugno

Data di consegna dei lavori: 29 giugno

Riceviamo e pubblichiamo – Gentile direttore di Tusciaweb, mi chiamo Frisigello, nome con il quale molti viterbesi mi conoscono, fin dal Medioevo quando, usando le parole di Nicolò della Tuccia, ero conosciuto perché il sottoscritto “faceva giochi maravigliosi di nove maniere, il quale in quel tempo non trovava pari, et ne fu fatta certa memoria nel porticale della chiesa di sant’Angelo della spada nella pariete d’avanti”.

Le chiedo ospitalità sul suo giornale, che mi dicono sia di gran lunga il più letto di Viterbo, per raccontarvi alcune cose che mi premono.

I più mi conoscono con il nome di Frisigello ma mi son sentito chiamare anche Fisigello, Frisignello, Cristigello o Gristigello, a seconda del cronista che scriveva le mie meravigliose storie.

Ero considerato al tempo, secondo i cronisti Cobelluzzo e Della Tuccia, tra le sei nobiltà che aveva la città di Viterbo. Insieme a me erano “la libertà”, “l’altare viareccio”, la Bella Galiana, Anna dai capelli meta verdi e metà rossi, un “cavallo grande, for di modo bello et animoso” che “valenti omini lo venivano a vedere per maraviglia” e poi c’ero io “jollaro scolaro … che faceva i giochi di nove maniere”.

Mi citarono così, forse, mutuando le “nove maniere” di pregare di San Domenico: in piedi, inchinato, steso a terra, in ginocchio, con le braccia aperte, con lo sguardo verso il cielo, seduto, leggendo un libro, in punta di piedi con le mani verso l’alto e così via con tutte le varianti improvvisate. Facevo di tutto e, con i miei spettacoli, incantavo i presenti. Ero un vero spettacolo!

Ma ora, cari lettori, vi meraviglierò ancora una volta. Ebbene sì! Nel giorno di Ferragosto mi sono concesso una rimpatriata a Viterbo. Sono venuto in città in gran segreto senza farmi riconoscere.

A dire il vero ci sono rimasto un po’ male. Ho visto parecchi negozi chiusi, poca gente in giro, e le vie del centro storico, a parte il degrado e la sporcizia, intitolate, per esempio, a Pinco Pallino, Tizio, Caio e Sempronio. Nessuna altra via o piazza intestata a me, non che io ci tenessi, si badi bene, ma neanche intestate a nessun’altra delle sei nobiltà citate dai cronisti Cobelluzzo e Della Tuccia.

Pensate! Neanche alla Bella Galiana! E poi ho trovato scomparsa anche via Ser Monaldo! Di questa via è rimasta soltanto la targa di marmo con la scritta affissa sulle mura pericolanti dell’ex chiesa di Santa Croce! Ho trovato invece, al suo posto, via El Alamein e piazza Paracadutisti della Folgore. Proprio quella che era chiamata Valle di Faul dove, al tempo, era un ruscello di acque limpide chiamato Urcionio. Ci andavo spesso a pescare i gamberetti!

Per carità! Non voglio, con questo, sottovalutare El Alamein e i Paracadutisti della Folgore, ma il “podestà” non gli potevano trovare un altro spazio più centrale e più attinente per loro?

La gloriosa valle di Faul “larga un tiro di sasso” e lunga “una corsa di cavallo”, dove venivano disputati il palio, la giostra e la quintana. Dove si affacciano il palazzo papale, il palazzo dei Priori, le antiche chiese di Santa Maria della Ginestra e di Santa Maria Maddalena. Dove era collocata l’antica colonna di Ser Monaldo, nei pressi dell’ex chiesa di Santo Spirito in Faulle, uno dei più antichi ospedali della città. Proprio qui, nel cuore della storia di Viterbo, città che ambisce essere “città d’arte e di cultura”, si doveva poi fare un parcheggio per automobili con enormi colate di cemento?

In altre città medioevali che ho recentemente visitato, e che solitamente frequentavo nel Medioevo mentre facevo i miei soliti giochi di “nove maniere” strabiliando la gente, i parcheggi li hanno fatti coperti in luoghi idonei e le vie del centro sono intestate con criteri di valorizzazione della storia locale. Per esempio a Firenze ci hanno intestato “Pian dei Giullari”, luogo dove si esibivano nei tempi antichi le compagnie di giullari, mimi e commedianti di passaggio in città!

Caro direttore di Tusciaweb ci sono rimasto molto male. Ti prego di far conoscere queste mie impressioni ai miei concittadini. La mia visita in città è stata brevissima. Tanta è stata l’amarezza nel trovare una città poco rispettosa verso il suo passato glorioso.

Ma prima di congedarmi vorrei fare un’altra notazione. Uscendo verso porta Faul mi sono imbattuto in un cartello descrittivo degli attuali lavori di realizzazione del parcheggio in Valle Faul e ho letto: “termine di consegna dei lavori 29 giugno 2012”. Ma per caso voi viterbesi moderni siete rimasti anche senza calendario!? O tutto avviene, come ho sentito dire in giro, “doppo Santarosa”?

Frisigello
Giullare che faceva giochi di “nove maniere”


Condividi la notizia:
16 agosto, 2012

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/e-il-nostro-primo-natale-facciamoci-un-in-bocca-al-lupo/