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Viterbo - Lettere - Fabiano Cecchi propone di puntare di più sulla storia e le tradizioni legate a santa Rosa

Facciamo vivere il corteo tutto l’anno

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Il corteo storico

Il corteo storico

Le rosine

Il cuore di Santa Rosa

Il cuore di santa Rosa

Riceviamo e pubblichiamo – Gentile redazione,

come tutti ben sapranno, domenica dopo tanti anni, il corteo storico non è “uscito” per le vie della nostra città, anche se ciò non è del tutto vero, in quanto già dalla prima mattina c’è stato il primo atto della manifestazione, con la consegna a piazza del comune della Mazza argentea, simbolo storico del potere cittadino, che come da tradizione viene consegnata al maggiordomo.

Il pomeriggio di domenica lo conosciamo tutti, ma forse pochi sanno e comprendono, il dietro le quinte di un evento di tale portata.

Ho avuto l’onore di assistere, per l’intera giornata alla preparazione di un evento straordinario fatto di uomini e donne che dedicano cura, amore ed attenzione ad una manifestazione che andrebbe ancor di più valorizzata e conosciuta.

Tanto si è fatto negli ultimi anni, ma tanto probabilmente si potrà e dovrà fare per rendere vivo e forte il richiamo alle nostre radici più profonde.

Domenica, nonostante il tempo non sia stato clemente, all’interno di pochi spazi, si aprivano armadi e si sistemavano dettagli infiniti, affinché tutto rasentasse la perfezione.

C’è chi si occupa di vestire le piccole “rosine”, c’è chi prepara e adatta cinture ed armature, con pazienza infinita, c’è chi si occupa di ornare il baldacchino che porta la nostra piccola santa dal duomo a casa, dietro una regia continua ed imperscrutabile che rende fluido un organizzazione che potrebbe tranquillamente trasformarsi in pochi istanti in caos.

Non da ultimo non posso non ricordare chi, prima e dopo la manifestazione, rivede tutti gli abiti, rimette mano alle cuciture, ai bottoni e ad ogni minimo dettaglio, e anche quando le luci dei riflettori si spengono deve essere lì, pronto a portare i capi a lavare e a stirare, sistemare gli stessi in un ordine predefinito e aspettare l’anno che verrà.

Domenica, nonostante tutto, ciò è avvenuto lo stesso, nella fede e nella convinzione che le tradizioni vanno comunque onorate e rispettate.

Storie di uomini e donne che per i più non hanno un volto, ma che credo non vogliano averlo, proprio per quello spirito che li anima, che si chiama fede, tradizione e amore.

Sarebbe bello, che il corteo “vivesse” anche oltre il 2 settembre, con incontri tematici, visite guidate a quello che non fatico a definire un affascinante museo della città, chiuso agli occhi di tutti.

Capisco anche, che servono risorse, e che le risorse, sono oggi un problema per tutti, figurarsi per che volontariamente, affronta una sfida di tale portata.

So però anche che oggi Viterbo è troppo frastagliata in microcosmi, che vanno dal corteo storico, alle minimacchine, alla macchina di Santa Rosa, che stranamente non diventano un tutt’uno ma rappresentano “momenti” isolati, da tenere gelosamente propri.

Pensare ad un percorso della fede, verso la nostra piccola Rosa, che possa durare tutto l’anno, organizzandolo in modo opportuno, potrebbe in futuro garantire anche occupazione per i nostri giovani, il tutto sempre salvaguardando quello spirito di umiltà e di dedizione che chi organizza questo tipo di eventi saprà di certo mantenere.

Avanti amici, progettiamo il nostro futuro partendo dalla nostra storia, c’è molto di più di quanto sembra nel nostro territorio, che merita di essere valorizzato, in ogni senso.

Fabiano Cecchi


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6 settembre, 2012

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