– Il settore agroalimentare ha un ruolo fondamentale nel sistema produttivo nazionale, anche in questo periodo di crisi, sia in termini di contributo al Pil del paese, sia come fattore di promozione dell’Italia sui mercati internazionali.
Tuttavia anche questo settore, come altri, non solo alla luce dell’attuale congiuntura economica, sta vivendo una fase evolutiva, funzione soprattutto delle preferenze e delle abitudini dei consumatori, sempre più differenziate e mutevoli.
Negli ultimi decenni le aziende hanno adattato le loro produzioni ai nuovi stili di vita. Si pensi alla variabile tempo. Oggi nessuno dedica in media più di trenta minuti alla preparazione di un pasto. E’ nata quindi l’esigenza di offrire prodotti già pronti, quali ad esempio cibi surgelati o precotti.
Se pensiamo invece alla maggiore attenzione dell’opinione pubblica in tema di sicurezza alimentare, i consumatori sono diventati più consapevoli e attenti a tutto ciò che può caratterizzare e qualificare un prodotto. Oltre al rispetto della normativa cogente, divenuta sempre più stringente nel nostro paese, le aziende devono fornire informazioni più dettagliate sull’origine e la tracciabilità dei propri prodotti, introducendo standard volontari con lo scopo di certificare la qualità e la salubrità degli alimenti.
La recessione economica tuttavia ha avuto forti ripercussioni sulle abitudini di spesa. Oltre all’attenzione al prezzo, il nuovo consumatore cerca di ridurre gli sprechi acquistando minori quantità di prodotti ma con una maggiore frequenza. Inoltre la globalizzazione ha portato ad una maggiore diversificazione alimentare e all’introduzione di nuovi cibi extra-nazionali.
Tuttavia il cibo rimane una fonte di gratificazione per gran parte delle persone che, nonostante la crisi, ricercano alimenti a basso prezzo senza che la qualità e il gusto ne siano compromessi.
Pur in un periodo di contrazione dei consumi ciò determina un aumento delle quote di mercato dei prodotti di nicchia quali ad esempio i prodotti dietetici, gli alimenti cosiddetti funzionali (ovvero con effetti positivi sullo stato di benessere e in grado di ridurre il rischio di malattie), e quelli eco-compatibili, tra i quali anche quelli in grado di consumare meno risorse naturali (come ad esempio i prodotti agricoli a “chilometri zero”).
L’omologazione dei gusti e dei consumi causata dalla globalizzazione non ha cancellato le specificità locali, spesso in grado di coniugare la sicurezza e la qualità con la gratificazione del consumo e il gusto. Si assiste così ad un ritorno alla tradizione e alla tipicità.
Tra i prodotti più ricercati, sebbene di nicchia, si trovano con sempre maggiore diffusione alimenti legati al territorio, in moltissimi casi soggetti a certificazione (Dop, Igp, marchi locali, ecc.). Prodotti globali, come il caffè, la birra, il vino si adattano ai gusti locali. Anche i fast food, nati per offrire un cibo veloce ma non certo di qualità, stanno adottando una strategia di diversificazione volta a soddisfare i diversi gusti regionali offrendo piatti che si possono consumare rapidamente ma allo stesso tempo sani e con ingredienti tipici del territorio.
Le diversità alimentari, quindi, probabilmente si accentueranno in un nuovo modello di consumo definito glocale, in cui giocano un ruolo determinante allo stesso tempo le tendenze globali, di fatto ingovernabili perché esposte al vento della competizione, e le peculiarità locali.
E’ evidente come il tessuto imprenditoriale locale, sostenuto adeguatamente dal sistema istituzionale, dovrebbe valorizzare in pieno queste tendenze inserendosi con più forza in un segmento di mercato in crescita, quale quello delle produzioni tradizionali e dei prodotti di nicchia. Le imprese della Tuscia che operano nei diversi segmenti della filiera agro-alimentare hanno l’occasione di diventare più competitive sulla base delle proprie eccellenze, valorizzando le produzioni locali.
Tuttavia, date le dimensioni modeste e il debole potere di mercato delle nostre imprese, è necessario uno sforzo da parte di tutte le istituzioni per la promozione e la valorizzazione del sistema agroalimentare locale, attraverso strumenti incentivanti e premianti.
Occorre una crescita delle imprese dal punto di vista del marketing, dell’internazionalizzazione, della ricerca, dell’innovazione e del livello delle competenze delle risorse umane coinvolte.
Da questo punto di vista è essenziale l’azione di coordinamento e di controllo che devono esercitare le istituzioni e le autorità locali e nazionali addette alla tutela e ai controlli per garantire situazioni di equità competitiva in cui vengano valorizzati gli investimenti dei produttori nazionali e locali per la qualità e la sicurezza dei prodotti alimentari, tutelando gli imprenditori che producono rispettando la complessa normativa del settore e investendo sulla qualità.
Solo in questo modo, aggredendo i mercati internazionali e accrescendo il valore aggiunto delle produzioni, sarà possibile, anche in periodo di crisi, sopravvivere alla competizione globale sempre più spinta.
Alessandro Ruggieri
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