Riceviamo e pubblichiamo – Mentre il presidente del consiglio Monti è impegnato nel salvare l’Italia e l’Europa, la profonda crisi politico-istituzionale della Regione Lazio, sta innescando gravi carenze funzionali in diversi settori della società civile, ad iniziare da importanti servizi come la sanità che, lentamente e nel disinteresse generale, sta scivolando a livelli inaccettabili, per i condizionamenti di cui ai decreti regionali, tutti orientati alla riduzione o alla chiusura di attività assistenziali e specialistiche.
Siamo di fronte a uno scenario per certi versi desolante ma, ancor di più, provocatorio perché non si può accettare l’atteggiamento beffeggiante, arrogante, impertinente, immorale e francamente indisponente di taluni consiglieri regionali che, dopo aver sostenuto la politica di rigore a carico della sanità ospedaliera e territoriale, non si sono fatti scrupolo nello spendere ingenti somme per i loro divertimenti e per altre deprecabili manie, disdicevoli e scellerate perché finanziate con i soldi pubblici, con quel denaro sottratto dalle tasche dei cittadini con una politica di “lacrime e sangue”.
Gli abitanti del Lazio, e in particolar modo i viterbesi, sono stati i primi a pagare un pesante dazio alla casse disastrate della Regione e, a fronte di una sensibile riduzione di prestazioni e di assistenza specialistica, oggi si sentono indignati e furenti nell’apprendere le licenziose motivazioni che hanno determinato la “caduta” della Polverini e della sua giunta.
L’ennesimo scandalo che si è consumato nel “magna-magna” della Pisana, appare più sconvolgente ed esasperante perché nei nostri ospedali e nei servizi territoriali si registrano carenze di ogni tipo che mettono a dura prova tutti, operatori, malati ed utenti, ormai giunti al massimo della sopportazione per le condizioni in cui versano.
Dopo la situazione di pericolo che si sta concretizzando per la penuria di almeno 150 infermieri nelle degenze ospedaliere, con grave pregiudizio sull’assistenza diretta ai malati, dopo la carenza di medici specialisti, con la conseguente chiusura di “sale diagnostiche” e “strutture ambulatoriali”, in presenza di “liste d’attesa” logoranti su molte prestazioni specialistiche, a Belcolle si ritorna a parlare di “mobilità d’urgenza” e “d’ufficio” per gli operatori sanitari, per arginare le carenze di organico dovute alle assenze per “gestazione” e “lunga malattia”, come nel caso dell’ospedale di Tarquinia che abbisogna di tecnici di radiologia, al momento insufficienti per situazioni di questo tipo; come dire: “si spoglia un altare per vestirne un altro”.
Pertanto, quando una Asl non è più in grado di assumere risorse umane per sostituire personale medico, infermieristico e tecnico almeno per i pensionamenti e le gravidanze, anche in considerazione dei possibili rischi che tutto ciò comporta, allora siamo veramente all’assurdo in quanto con una mano si tolgono risorse alla salute pubblica e, con l’altra, si destinano un mare di soldi per le casse della Politica che, a quanto pare, ne fa un uso assolutamente distorto attraverso taluni personaggi indaffarati a soddisfare i propri appetiti e costosi interessi personali.
Invece, con ragionevoli risorse economiche da destinare almeno alla sostituzione urgente del personale medico, infermieristico e tecnico collocato in quiescenza o assente per lunga malattia e gestazione, si eviterebbe lo smantellamento o la ridotta funzionalità di altri servizi diagnostico-assistenziali, restituendo alla città di Viterbo ed alla sua Provincia una sanità che tuteli veramente la prevenzione, la cura e la riabilitazione, oggi fortemente messe in discussione da una indisponibilità economica non più giustificata dalla politica di rigore imposta dalla Regione Lazio.
Si richiama l’attenzione delle autorità destinatarie della presente, affinché, con il potere a loro conferito, intraprendano le iniziative necessarie per sanare il “vuoto istituzionale” originato dal “tutti a casa” decretato dal presidente Polverini, per giungere, in tempi brevi, alla soluzione delle gravi problematiche esposte nella presente, prima che accadano fatti irreparabili sul livello assistenziale ospedaliero e sul sentimento di esasperazione della gente che non accetta più disagi e privazioni sulle loro aspettative sanitarie.
Roberto Talotta
Consigliere comunale Udc
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