– Arsenico nell’acqua, il livello è stato superato e il tempo per correre ai ripari ormai è scaduto.
Il Pd lancia l’allarme attraverso una diffida in cui si intima Renata Polverini, commissario nominato dal Governo proprio per l’arsenico, di stanziare velocemente risorse per superare la situazione entro il 31 dicembre, quando scadrà la proroga concessa dall’Unione Europea rispetto ai nuovi limiti di dieci microgrammi/litro.
Un ultimo tentativo, anche se ormai si è già fuori tempo massimo. La realizzazione degli impianti è molto indietro rispetto al programma e quasi certamente con il primo di gennaio molti sindaci si vedranno costretti a emanare ordinanze di non potabilità.
Problema non di poco conto, se si considera che nella Tuscia interessa 39 comuni, ovvero 240mila persone su un totale di 320mila.
“Da tempo – ricorda Alessandro Dinelli del Pd – Renata Polverini è commissario, ma finora si è battuta la fiacca e i sindaci del nostro territorio si troveranno a dover emettere le ordinanze di non potabilità. Il nostro è un atto forte, al quale invitiamo sindaci e cittadini a unirsi sottoscrivendolo”.
C’è poco da stare allegri. “Ci stiamo avviando – sottolinea Giuseppe Parroncini – all’emergenza più grave che abbiamo mai vissuto sotto il punto di vista sanitario, una rivoluzione per le famiglie e anche per le imprese. L’arsenico è nocivo per la salute e la regione è inadempiente”.
I numeri sono sconfortanti. “Finora nella Tuscia – ricorda Parroncini – si stanno costruendo ventitré dearsenificatori. Sono stati stanziati dieci milioni, ma questi soldi non sono mai arrivati, la regione è inadempiente e le ditte hanno sospeso i lavori.
Nei comuni dove la situazione è più grave gli impianti dovevano essere consegnati per novembre, per quelli con valori compresi tra dieci e venti microgrammi/litro ci sono sei milioni e ne servirebbero venti. E’ il caos.
Un atteggiamento da condannare. I sindaci saranno costretti a emettere l’ordinanza e i cittadini subiranno disagi”.
Pure i comuni non se la passeranno troppo bene. Oltre a essere quelli bersagliati dagli abitanti. “In base a una sentenza del Tar – spiega Parroncini – se non viene erogato un servizio idrico regolare, gli utenti possono chiedere una riduzione del prezzo, quindi si rischia il dissesto delle amministrazioni.
La situazione degli impianti in alcuni comuni è emblematica. A Capranica per uno i lavori sono andati avanti e per un altro non sono nemmeno iniziati, a Ronciglione soltanto uno è stato completato e per il secondo siamo agli espropri, mentre a Farnese i terreni sono stati acquisiti, ma i lavori sono fermi”.
Un mezzo caos.
“Si potrebbero creare situazioni paradossali – precisa Lina Novelli – un comune potrebbe avere una parte servita da un dearsenificatore e un’altra no. Speriamo di non arrivare troppo tardi”. La speranza è l’ultima a morire.
Per il sindaco di Vignanello Federico Grattarola serve una grossa mobilitazione: “In due anni non è stato fatto nulla – sottolinea Grattarola – nonostante gli interventi anche in consiglio provinciale da parte dell’assessore regionale Mattei”.
E il suo collega Luzi rimarca come non solo mancano i dearsenificatori, ma in alcuni comuni non ci sono nemmeno i depuratori e gli enti locali non possono certo farsi carico delle spese, per non parlare di Talete. Senza soldi, un bel buco nell’acqua.
Giuseppe Ferlicca
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