– L’associazione musicale “Marco Spoletini” di Gallese continua ad affiancare alla sua azione per lo sviluppo della conoscenza e all’esecuzione della musica anche quella per la tutela e diffusione del patrimonio musicale popolare.
Così ha aderito al convegno-rassegna Mav, storico appuntamento biennale di antropologia visiva, presso il Mat- Museo nazionale delle arti e tradizioni popolari di Roma, ideato da Diego Carpitella nel 1985 e ripreso nel 2010 all’Università di Roma “Sapienza”, che si terrà a Roma dal 15 al 17 novembre 2012, presentando un video con un’esecuzione de “la Sveglia dell’8 dicembre” da parte della banda musicale Città di Gallese.
La millenaria storia della cittadina della Tuscia è splendidamente ricca di tradizioni popolari e ad esse appartengono naturalmente le numerose musiche e canzoni che le generazioni precedenti ci hanno saputo tramandare. L’associazione musicale, fedele ai suoi fini istituzionali, non poteva quindi che interessarsi ad uno dei brani che fanno da “colonna sonora” alla comunità gallesina, giustappunto “La Sveglia”.
Il brano, che si esegue solo ed esclusivamente a Gallese, alle prime luci dell’alba per la festa dell’Immacolata, l’8 dicembre, non è scritto, forse anche perché, nella sua semplicità, sarebbe del tutto inutile, e si tramanda insegnandola mentre si suona e, chi la riceve, la impara “ad orecchio”, nella maniera classica della trasmissione delle tradizioni popolari. C’è però un rigore accanito nell’esecuzione e nel rispetto della pur semplice melodia che da sempre ne impedisce la pur minima variazione.
Lo stesso grande rispetto che tutti i musicanti dimostrano quando, con grande pudore, non accettano di eseguire la “Sveglia” in momenti diversi dell’anno, quasi come se questa semplice marcetta, suonata al di fuori di quella atmosfera particolare perda di valore e di importanza: non a caso gli allievi che entrano in banda, nella maggior parte dei casi, fanno proprio la loro prima uscita per la “Sveglia”.
Finisce così per essere un vero e proprio “rito di passaggio”, con il quale si transita dalla condizione di allievo a quella di musicante e questo, nella migliore tradizione degli antichi “riti di passaggio”, avviene per mezzo di prove di abilità (imparare “ad orecchio” la Sveglia) di coraggio (prima dell’alba, nel momento in cui si va dalla della notte, alla sicurezza del giorno) di forza (suonare, spesso in condizioni meteorologiche avverse per oltre tre ore), con la radicata consapevolezza di essere non solo i custodi di questa tradizione ma anche e soprattutto di avere il compito, oneroso ma esaltante, di trasmetterla a chi verrà dopo.
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