Riceviamo e pubblichiamo – Monti non suscita certo entusiasmo. Nella Tuscia, il 30 per cento degli artigiani e dei piccoli e medi imprenditori considera l’operato dell’attuale esecutivo “molto negativo” e il 22,4 “leggermente negativo”, contro il 32,7 per cento che lo ritiene “leggermente positivo” e l’8,2 che esprime un giudizio “molto positivo”, mentre il 6,1 si dichiara “neutrale”.
Il premier in carica piace comunque, in questo territorio, più che nel resto del Lazio, dove, complessivamente, poco meno di sei imprese su 10 danno una valutazione negativa, e di sicuro se la cava meglio degli amministratori locali.
Per la Regione, la Provincia e i Comuni, la bocciatura è sonora: ben il 65,3 per cento degli operatori giudica gli effetti delle politiche adottate “molto negativi”, il 10,2 “leggermente negativi”, il 20,4 uguali a zero e un risicato 4,1 per cento “leggermente positivi”.
E’ questo il risultato del focus dell’indagine congiunturale semestrale condotta alla fine del mese di luglio dalla Cna del Lazio e dal centro Europa ricerche, che avevano posto un quesito chiaro: “Può ancora la politica dire qualcosa sullo sviluppo locale?”, con l’invito a valutare altresì a che punto della crisi economica ci troviamo, allo scopo di misurare l’evoluzione del sentiment degli imprenditori rispetto alla precedente indagine (mese di febbraio).
Si scopre che le aziende della Tuscia sono le meno pessimiste del Lazio, ma il cielo resta anche qui molto grigio, perché per il 51 per cento il peggio deve ancora arrivare, per il 40,8 siamo all’apice della crisi, appena il 6,1 pensa che la tempesta sia alle spalle. E il 26,5 per cento teme la chiusura del 30 per cento del totale delle imprese entro la fine dell’anno.
“Risulta difficile, per le nostre imprese, avere fiducia nell’immediato futuro. Pesa la profonda insoddisfazione per le azioni di politica economica messe in campo per contrastare la crisi. Nessuno sottovaluta i meriti del governo Monti, così come le novità intervenute nell’azione della Banca centrale europea, utili a interrompere la fase di caduta dei livelli di attività, ma appaiono modesti, e al di sotto delle aspettative, gli impulsi associabili ai provvedimenti finora adottati.
Servono misure più robuste, con elementi di discontinuità, per percorrere sentieri di crescita”, osserva Luigia Melaragni, segretaria della Cna di Viterbo e Civitavecchia.
“Scontato il giudizio fortemente negativo sulla Regione, non solo per la totale assenza sul piano della concertazione, ma per il fatto che non si sono viste scelte concrete di programmazione economica – prosegue Melaragni -. Cito solo la mancanza del piano triennale dell’artigianato: da tre anni questo settore strategico non viene sostenuto da alcuno strumento incentivante e, come per le risorse stanziate nel 2010 e nel 2011, anche i 4 milioni di euro inseriti nel bilancio 2012 rischiano di andare in perenzione”.
Le difficoltà del tessuto produttivo trovano riscontro nei saldi negativi di tutti gli indicatori. Per il primo semestre del 2012, sempre nella provincia di Viterbo, si evidenziano, a consuntivo, rispetto a quanto preventivato sei mesi prima, questi numeri: – 28,6 per cento per la produzione (- 42,8 nel Lazio); – 36,7 per gli ordini; – 42,9 per il fatturato totale e – 4,2 per quello estero; – 58,3 per l’utile lordo. Cartografico – editoria, costruzioni, autoriparazione sono i settori della produzione con i saldi negativi più ampi (- 69,7 per cento il primo). Meno drammatica, seppure non semplice, la situazione nell’agroalimentare (- 18,6 per cento) come nell’informatica e telecomunicazioni (- 25,8). Ad aver sofferto di più, sono le imprese con un numero di addetti non superiore a 5.
“Le imprese che appartengono a una rete – nota la segretaria della Cna – evidenziano dati migliori. Anche in questo caso, bisogna dire che nel Lazio non abbiamo strumenti regionali a sostegno delle reti, siamo quindi svantaggiati rispetto a chi opera in altre regioni”.
L’andamento, secondo gli imprenditori, non cambierà nel secondo semestre. Le previsioni indicano un netto calo per la produzione (- 46,9), per gli ordini (- 42,9), per il fatturato totale (- 49), per il fatturato proveniente dall’export (- 12), per l’utile lordo (- 55,1).
La nota positiva è che le aziende della Tuscia sono, nel Lazio, quelle con una maggiore propensione agli investimenti: il 44,9 per cento ha investito nel primo semestre (contro il dato regionale del 24,4 ), il 34,7 lo farà nel secondo (18 per cento nel Lazio).
Complesso lo scenario del credito, con la diminuzione dei prestiti al totale delle imprese nella prima parte dell’anno. L’analisi della disponibilità di credito bancario rileva che nell’85,7 per cento dei casi le imprese hanno avuto accesso al credito, ma la diminuzione della disponibilità è stata del 33,3 per cento per il breve periodo e del 16,7 per il lungo periodo.
Peggiorate le condizioni sia per i tassi di interesse praticati che per le garanzie richieste. Il 26,2 per cento ha dovuto fare i conti con riduzioni, richieste di rientro e revoche dei finanziamenti.
L’indagine è stata condotta su un campione di 704 piccole e medie imprese del Lazio distribuite nelle cinque province.
Cna Viterbo
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