Riceviamo e pubblichiamo – In Italia ci sono sempre più nuove forme di povertà, segnali di questo genere arrivano anche dalla nostra provincia, il sistema welfare trova difficoltà a garantire per tanti cittadini misure che possano dare risposte immediate e durevoli.
La denuncia che viene dalla Caritas Italiana è senza dubbio preoccupante, restrizioni economiche aogni livello, operatività spesso tardiva, la mancanza di una regia di coordinamento, fanno sì che mettono in serio pericolo un sistema sociale già duramente provato dalla crisi economica.
Sempre più persone si rivolgono a centri di ascolto e di aiuto, anche le fasce sociali che un tempo si potevano tranquillamente considerate “non a rischio”, ora trovano una serie di difficoltà quotidiane. Un’emergenza che richiede tempestive risposte e fatti concreti, senza più rinviare di mese in mese.
Le fasce più a rischio sono casalinghe, pensionati, cassintegrati e disoccupati, i dati forniti a due cifre fanno profondamente riflettere.
C’è bisogno di avviare politiche rivolte a realizzare orti di comunità, empori alimentari solidari, mense condivise, occorre ridisegnare una solidarietà su più fronti. Ogni piccola iniziativa può essere valida per alleggerire ogni disagio. Certamente non per sostituire ma di sostegno per chi già opera in tal senso.
Di fronte a fallimenti, riduzione di redditi e debiti, occorre reagire, trasformare un disagio in resistenza alla difficoltà, mettendo sempre al centro la persona prima di ogni altra cosa. Anche l’indebitamento delle famiglie è in costante aumento, una crescita che non fa altro che arricchire il sistema usura. Occorrono risposte più incisive da parte delle istituzioni, più centri di ascolto e soprattutto una chiave di lettura del fenomeno più capillare, perché spesso chi vive un disagio si nasconde in un tessuto sociale diversificato e complesso.
Se vogliamo davvero uscire da questa situazione ogni uno deve fare la sua parte, piccola o grande che sia.
Invito tutte le banche del nostro territorio a sostenere e elargire microcrediti a persone cosiddetti soggetti “non bancabili”, certo è difficile sostenere tutto ciò, ma credo che se si avviasse tale donazione con “attenti criteri di assegnazione” si andrebbero a diminuire anche tutti quei reati riconducibili alla piccola criminalità, fenomeni anch’essi in crescita sul nostro territorio.
E’ necessario un ripensamento di tutto il sistema del welfare, è necessario che la buona politica in primis insieme a chiunque ha a cuore la propria comunità intervenga. E’ per questo che desidero rivolgere un appello appunto alla buona politica, proponendo di fare le sedute consiliari nelle pubbliche piazze, nelle vie cittadine, nei luoghi di lavoro, nelle scuole la dove c’è e si respira il quotidiano, portare il modo di gestire la cosa pubblica tra la gente e dire con forza che non tutti i politici sono ladri, corrotti e irresponsabili.
Non c’è dubbio che il momento è epocale, il rischio di fare di tutta un’erba un fascio è reale, per questo ancor più pericoloso e devastante per la stessa società. Laddove c’è la possibilità, portare la politica fuori dai palazzi, dove ci sono appunto i veri problemi.
Un piccolo segnale, certo non è la panacea per tutti i mali, ma un chiaro messaggio, credo che non dovrebbe trovare ostilità da parte di nessuno, che onestamente ricopre una carica pubblica rappresentando i cittadini.
Qualora la partecipazione popolare fosse inesistente, si capirebbe meglio il distacco, il disprezzo che è maturato tra comunità e politica, al contrario si avrà il modo di avviare un processo di cambiamento insieme al territorio e ai cittadini, riconoscere e rispettare al popolo quello che ha scelto e creduto.
Populismo? Direi più coraggio di confrontarsi con chi per decenni si è sentito depredato di ogni bene e valore, con chi per questo non si sente più in nessun modo rappresentato e sostenuto.
Giovanni Francola
Consigliere provinciale IdV
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