Riceviamo e pubblichiamo – Era il maggio del 2009. Nell’ambito del piano di sviluppo rurale usciva il bando per la progettazione integrata territoriale di cui alle delibere della giunta regionale numero 359 e 360.
Se non erro cinque erano i progetti presentati nella nostra provincia per un investimento di circa 30 milioni di euro.
Sono passati più di tre anni e nulla è dato sapere o quasi. Investimenti e risorse vitali sono lasciate ed abbandonate nell’inestricabile groviglio della burocrazia regionale. In tre anni cambia il mondo, cambiano norme e prospettive per istituzioni ed aziende e la progettualità viene lasciata lì a marcire.
Sopra avevo usato il termine quasi, perché ultimamente, mi si dice, il settore decentrato dell’agricoltura di Viterbo ha richiesto “integrazioni e specifiche improponibili” per il tempo passato.
La burocrazia dovrebbe essere amica del cittadino, trasparente e soprattutto dai tempi certi, specie nel momento in cui imprenditori manifestano la volontà, in termini anche economici, di migliorare la propria attività. E’ mai possibile che la Regione Lazio stia sempre nel primato delle negatività?
Nel mio territorio, capofila del progetto era, e penso è, il comune di Marta.
L’obiettivo progettuale era quello di valorizzare la vocazione rurale del territorio, integrando azioni rivolte a fasce deboli e a incentivazioni verso la piccola ricettività. Un progetto integrato con protagonisti 12 Comuni, la Provincia, l’Università della Tuscia , 37 operatori, per un finanziamento complessivo di 9 milioni di euro di cui 5,2 pubblici.
Ma appunto il tempo se ne va, quando avremo una risposta e se l’avremo ci saranno poi i tempi per rientrare nelle modalità e nei tempi dettati dall’Unione europea? Enti e imprenditori avranno le risorse per l’attuazione dei progetti presentati? E’ questo l’approccio regionale rispetto all’utilizzo dei fondi dell’Ue?
Io penso e molti episodi lo confermano, che in questi ultimi anni si è toccato il limite della inconcludenza. Pochissimo è stato prodotto e quel poco per penalizzare ancora di più i territori più deboli della Regione Lazio.
A questo proposito voglio ricordare che le regioni, nascono per legiferare e programmare nella direzione del riequilibrio territoriale dei territori più deboli. E non per allungare il brodo della burocrazia, né per elargire diritti per favori.
Si deve tornare ai principi della Costituente. Per la nostra regione sarà difficilissimo, perché abbiamo accumulato un ritardo abissale rispetto alle visioni del terzo millennio, rispetto all’Europa, alla funzionalità e dinamicità di regioni a noi vicine come l’Umbria e la Toscana.
Questa vicenda della progettazione integrata territoriale a cui la Regione non risponde è davvero vergognosa, per gli enti, per gli imprenditori, per le risorse che si perderanno ed io aggiungo per la mortificazione dei territori rurali, quelli più deboli, quelli con più problematiche, che in questa occasione avevano messo in campo una progettualità per l’appunto integrata che sarà la frontiera dell’agire del domani.
Tolmino Piazzai
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