Riceviamo e pubblichiamo – Noi donne di Viterbo, dell’UdI, le Donne in Nero, Centri Antiviolenza, non abbiamo dimenticato, e non dimenticheremo quello che è accaduto nel lontano 2007, ad una giovane ragazza di 15 anni, che finché non sarà provato il contrario, è stata stuprata da otto minorenni nella pineta di Montalto di Castro.
Anzi, alziamo anche i toni, affinchè non cada tutto nel dimenticatoio, ma la collettività ricordi.
Il 1 ottobre l’udienza prevedeva l’ascolto di 9 testimoni a favore dei ragazzi, ma prima delle ore 12 l’udienza veniva aggiornata al 22 ottobre 2012 anche perché alcuni testimoni non si sono presentati. Di chi la colpa qualcuno sussurrava, perché gli avvocati non hanno portato i loro testi? Forse per allungare il “brodo”?
E poi apprendiamo che alcune dichiarazioni sono state del tipo: “ Un loro coetaneo, presente alla festa in cui sarebbe avvenuto lo stupro, avrebbe detto di aver sentito la ragazza fare delle proposte a sfondo sessuale ad alcuni degli imputati. Un altro ancora avrebbe appreso la stessa cosa per sentito dire, sempre durante la festa in pineta a Montalto, la notte tra il 31 marzo e il primo aprile 2007”.
No anche a questo non ci stiamo, perché è impensabile, e ci auguriamo che anche il giudice la pensi come noi, che quando si è trattato di cavarsela con la “messa in prova”, e tutto sarebbe finito a “tarallucci e vino, hanno ammesso le loro colpa, e hanno chiesto persino scusa alla madre e alla giovane, mentre ora che il gioco si fa duro, si ritratta tutto, si portano testimoni fumosi, e persino la sua migliore amica la tradisce.
Noi per il 22 ottobre, abbiamo chiesto il suolo pubblico: nel passato siamo state corrette e silenziose, per ore, davanti al tribunale, ma questa volta urleremo tutta la nostra rabbia e la nostra indignazione. Ci porteranno in questura? Pazienza il gioco vale la candela!
Quante altre volte ancora, questa ragazza dovrà essere violentata? Quando si potrà, ammesso che sia possibile, attenuarne l’orribile ricordo?
Per concludere, vorrei ricordare ad un signore, che su facebook, riportando il comunicato stampa ha scritto: “ Che dice la consigliera di parità Bizzarri?”, che non è molto aggiornato. Da più di sette mesi, non per mia volontà, ma per decisioni di palazzo, non sono più la consigliera di Parità, ma continuo la mia battaglia come libera cittadina e come donna al fianco di mamma Agata.
Inoltre mi duole dirlo, ma quando passo davanti agli uUffici della Provincia e vedo il mio ex ufficio, sempre vuoto, mi viene il magone. In cinque anni, del mio mandato, grazie anche all’aiuto di ottime collaboratrici, siamo riuscite a fare tante cose: progetti presentati in Regione, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, approvati e portati a termine, iniziative di tutti i tipi, ma soprattutto un via vai di uomini e donne, che abbiamo ascoltato e in molti casi anche aiutato. Ora una porta chiusa e un trasferimento di chiamata.
L’unica cosa che mi rende felice, è che grazie al passa parola, tante persone continuano a contattarmi, e in questo modo, io posso continuare a rendermi utile.
Daniela Bizzarri
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