– “Noi parte della casta? Semmai della castità”. Il taglio delle province visto dal capogruppo Pdl a palazzo Gentili Gianluca Mantuano (il testo del decreto).
Un provvedimento contro il quale si è già schierato contro il presidente Marcello Meroi e con lui molti altri colleghi e per ribadirlo, allo stesso tavolo stamani si sono ritrovati i rappresentanti di tutti i partiti che fanno parte del consiglio provinciale.
Unica eccezione, l’Idv. Per dire sostanzialmente che la sforbiciata alle province è pura demagogia a buon mercato e non servirà a ridurre i costi della pubblica amministrazione.
Bisognava dare in pasto qualcosa all’anti politica crescente e si è scelta la strada più semplice. “Un provvedimento pessimo – osserva Meroi – oggi i servizi costano l’1,4%, poi arriveranno al 5%. Non c’è risparmio e da gennaio saranno abolite le giunte. Andrà tutto a pesare sui cittadini.
Quanto partorito dal governo è una schifezza, fatta da chi nemmeno sa come funzionano gli enti. Noi siamo disposti a una revisione, a tagli, ma con proposte serie. Parliamo di parlamento e regioni”.
Da quell’orecchio però a Roma non sembrano sentire. Meroi mercoledì incontrerà il suo omologo di Rieti Melilli, con cui Viterbo si unirà e giovedì riunione nella capitale fra tutte le province. Ma la speranza sta tutta nel parlamento, che corregga un provvedimento scritto a detta di tutti malissimo.
Sarà una lotta contro i mulini a vento. Perché il ministro Patroni Griffi va avanti anche a suon di fiducia e perché l’anti politica impera e chi si trova a dover difendere l’istituzione sta in una posizione molto scomoda.
E poco conta se tra mesi o anni sarà riconosciuto loro che effettivamente le province a qualcosa servivano e non erano lì i veri costi della politica.
“Sui tagli concordiamo – spiega il capogruppo Pd Federico Grattarola – ma non è questo il modo. Si incide solo sugli enti locali che non hanno potere contrattuale, dati in pasto all’anti politica, giusto un contentino. Altra cosa sarebbe una riforma come si deve.
Si agisce sull’impulso del momento, ma i problemi che si creeranno per la gente verranno fuori poi”.
Un disegno di legge pastrocchio per Gianluca Mantuano, capogruppo Pdl. “Partorito – spiega Mantuano – per combattere il virus dell’antipolitica. Non si abbattono i costi in questo modo, si abbattono quelli della democrazia. Qualcuno si doveva sacrificare ed è stato scelto chi può causare meno problemi, quando due consiglieri regionali con il loro compenso bastano per pagare tutto il consiglio provinciale”.
Il consigliere Marco Torromacco si ritiene in modo ironico facente parte della casta: “Sono quello che prende il compenso più alto – esordisce Torromacco – in media 190 euro al mese su cui pagherò le tasse. Noi non gestiamo fondi o altro. Chi sta qui lo fa perché crede in un progetto”.
E se Antonio Fracassini (Pdl) si augura che il governo faccia pace con il cervello, visto che il decreto contiene norme come la non cumulabilità dei compensi, già esistente, Galli (Udc) ribadisce: “Io l’indennità non l’ho mai presa- spiega Galli – ma la gente non ti crede. Si discredita la politica in questo modo”.
Un quadro devastante è la conclusione del presidente Meroi. “Una riforma o si fa seriamente, oppure ci si dimette se si ha un minimo di dignità – osserva Meroi – vorrò vedere quello che succederà con i dipendenti di ruolo, con i passaggi previsti. Il decreto prevede trenta giorni di tempo per condividere con i sindacati il percorso, trascorsi i quali le province adottano gli atti necessari. E’ un flop totale”.
Giuseppe Ferlicca
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