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Politica - Udc - Gigli e i suoi alla sala Farnese delle Terme Salus

E’ tiro al bersaglio su Santucci

di Giuseppe Ferlicca
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Rodolfo Gigli

Rodolfo Gigli

Il pubblico in sala

Il pubblico in sala

Francesco Bigiotti

Francesco Bigiotti

Bigiotti, Gigli e Romoli

Bigiotti, Gigli e Romoli

Felice Casini

Felice Casini

– Guerra e pace nell’Udc. Forse più la prima che non la seconda (fotogallery).

Rodolfo Gigli incontra quel che rimane del partito, diviso fra il leader storico da una parte e Santucci e Brachetti dall’altra. Per fare chiarezza, forse contarsi e comunque per lanciare un messaggio. Il commissario, evocato dai 45 “ribelli” ancora non c’è e la formazione politica lavora. Seppure il segretario provinciale Romoli si dichiari in piena crisi d’identità. Sfiduciato o non sfiduciato?

Stessa sorte del presidente Bigiotti, che però se ne cura molto meno. Alla sala Farnese delle Terme Salus più di 150 persone. Si vedono i consiglieri Casini e Taborri (provincia e comune), l’assessore Danti e al tavolo anche il segretario comunale (non sfiduciato) Tofani.

L’esordio è enigmatico. “A Viterbo – spiega Gigli – nella peggiore delle ipotesi ad aprile si va ad elezioni”. Pericolo caduta Marini?

Una riunione nonostante qualche intoppo. “Ho saputo che stamani è stato recapitato a molti un sms – spiega Gigli – non a me, per boicottare questo incontro. Non conosco chi ha avuto la brillante idea, siamo giunti a un tale livello di stupidità e meschinità da lasciarmi interdetto”.

C’è comunque una lezione. Da spiegare in più di trenta caratteri. “Un umorista inglese sosteneva che non bisogna mai discutere con un idiota, perché ti trascina al suo livello e rischia di batterti”. L’intervento scivola dal voto in Sicilia al quadro nazionale e in una fase d’avvicinamento, dalla regione si arriva fino a Viterbo.

“Dopo solo otto mesi dal congresso unitario – ricorda Gigli – tradendo gli impegni assunti e senza conoscere le motivazioni del tradimento o se si preferisce del ripensamento di alcuni amici, sono state scritte le due lettere per sfiduciare il presidente Bigiotti e il segretario Romoli. Procedura singolare.

Si sfugge al confronto chiedendo l’intervento della segreteria nazionale, quando per rimuovere gli organismi politici c’è uno strumento semplice, la mozione di sfiducia. Ma se n’è ben guardato dal farlo”.

Mentre il commissario tarda ad arrivare. “Dopo venti giorni tutto tace. Per fortuna il partito non si è fermato e continua a lavorare”.

Per Viterbo e le prossime elezioni, Gigli guarda con interesse i nomi usciti nei giorni scorsi sulla stampa, tra cui Michelini. “A Viterbo servono questo tipo di persone. Viterbesi già affermati nel loro lavoro, schivi da ambizioni, persone serie, per le quali la politica è solo crescita e non un trampolino di lancio”.

Gigli rassicura tutti: “Ho già detto di non volere incarichi, ma non vuol dire che smetto di fare politica. Continuerò a far crescere giovani meritevoli, anche se qualche volta nel giudicare non nascondo di avere commesso gravi errori, marchiani”.

Vago riferimento a Santucci? Gigli non lo nomina, ma tutti capiscono. Invece il consigliere provinciale Felice Casini lo nomina e non tutti capiscono.

Parla di riunioni con un Santucci bifronte. “Ci incontravamo per discutere dei precari in provincia – precisa Casini – dentro la stanza Santucci era con il partito, poi fuori si metteva contro. Li incontrava spiegando che erano Danti o Casini a volerli fuori, mentre noi siamo per il concorso. Lui invece ha usato persone per le proprie ambizioni personali”.

Situazione precaria, ma pesante e visto che la strada ormai è spianata: “Come mai – si domanda Casini – le uniche strade non rifatte sono a Bagnoregio (comune di Bigiotti)? E’ possibile che un consigliere di maggioranza (lui medesimo) debba predisporre emendamenti per far eseguire lavori sul proprio territorio?”.

Casini avvocato di Bigiotti, ma il capogruppo Udc in provincia non ne ha bisogno. Spara a zero. “Ha cercato (sempre Santucci) con un pezzo da novanta a Roma di ostacolare la mia nomina alla Fiera di Roma, non c’è riuscito”.

Un po’ di fiera. “Dopo il congresso se l’è cominciata a prendere con il segretario Romoli – ricorda Bigiotti – fino a quando mi ha posto di fronte a una scelta: o con lui o con Gigli, quando a Gigli deve tutto”.

A partire, per Bigiotti, dalla nomina ad assessore provinciale. “Un ruolo – confessa Bigiotti – cui potevo aspirare io, che sono stato eletto, mentre lui dov’era?”. Probabilmente a rovinare le strade che portano a Bagnoregio, aiutato da qualche precario”.

Giuseppe Ferlicca


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10 novembre, 2012

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