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Economia - Aziende - Civita Castellana - L'imprenditore Claudio Conti racconta la realizzazione di un sogno

Itineris, la birra made in Tuscia

di Elisa Cappelli
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Claudio Conti alla "La notte rosa"

Una fase della lavorazione della birra

– La ricetta per una birra perfetta? Il lavoro, la costanza, ma soprattutto la passione.

Sono questi gli ingredienti che stanno alla base della birra artigianale della Tuscia “Itineris”, una realtà nata soltanto nel 2010 a Civita Castellana, ma che sta già facendo parlare di sé.

Dietro a questo marchio c’è Claudio Conti, classe 1977, che un giorno ha lasciato tutto per inseguire il suo sogno, nato per caso tra le mura di un pub torinese.

“Ho vissuto a Torino per qualche anno – racconta – e lì mi occupavo della gestione alloggi degli studenti universitari per una ditta privata. Poi, dopo aver assaggiato la birra artigianale di un pub, mi sono incuriosito, ho mollato tutto e ho incominciato ad avvicinarmi a questo mondo”.

Così Claudio ha iniziato a frequentare dei corsi e ad imparare il mestiere presso alcuni birrifici di levatura nazionale. Ma le persone che lo hanno aiutato di più sono state Maurizio Cancelli e Lelio Bottero, due affermati birrai.

“Non mi hanno aiutato soltanto dal punto di vista della produzione artigianale della birra – spiega Claudio -, ma mi sono stati vicino anche negli aspetti più economici, dandomi consigli, perché dietro tutto questo progetto, oltre la passione, c’è una vera e propria impresa e i costi sono onerosi”.

Ma qual è il procedimento e le fasi di lavorazione che stanno dietro ad un buona birra? “Le fasi non sono moltissime. Principalmente ci sono la macinatura, l’ammostamento, la filtrazione, la bollitura, l’inserimento dei luppoli, il whirpool, il raffreddamento del mosto, la fermentazione, l’imbottigliamento e la rifermentazione in bottiglia”.

Tra le tante tipologie di birra Itineris ce n’è una molto particolare che si chiama LaZiaAle, nata da un progetto con dei birrifici laziali che fanno parte dell’Abi (Associazione birrai del Lazio).

Ogni birraio – spiega Claudio – crea la sua personale LaZiaAle secondo l’estro, il gusto, le risorse del territorio e il periodo dell’anno. La nostra ad esempio è stata prodotta a giugno ed è aromatizzata alla gramigna e al papavero”.

Tutto questo nasce dalle mani di Claudio e dei suoi genitori che lo aiutano costantemente nel suo progetto riuscendo ad andare avanti nonostante la crisi.

“Il mercato va bene, non mi lamento – afferma -. Abbiamo avuto l’opportunità di partecipare a fiere importanti come il Cibus di Parma o il Salone del gusto di Torino; la nostra birra viene utilizzata per dei corsi di sommelier, abbiamo un pub di fianco al birrificio, l’Itineris biopub, vendiamo ai ristoranti e alle enoteche di un certo tipo. Ci dicono che il prezzo non è basso ma c’è da dire che abbiamo una selezione di luppoli da tutto il mondo e che tutto è prodotto artigianalmente.

Certo – spiega – la gestione familiare è impegnativa, dire che ce l’abbiamo fatta è troppo, ma noi siamo qui. Soprattutto grazie ai rapporti umani e di fiducia che siamo riusciti ad instaurare con i fornitori. L’augurio è quello di far smettere di lavorare mia mamma e poter assumere degli operai”.

E poi c’è il commercio telematico. “Sì – conclude – ci affidiamo anche alla vendita online e ci permette di vendere il prodotto senza intermediari”.

Tra le birre prodotte da Itineris, oltre la LaZiaAle, c’è l’Amerina, la Cimina, la Francigena o la Flaminia. Ognuna con il nome di una delle antiche vie della Tuscia – Itineris d’altronde richiama il tema del viaggio – e narrano di quei luoghi che per Claudio Conti hanno segnato il ritorno nella sua terra d’origine e il coronamento di un sogno.

Elisa Cappelli


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8 novembre, 2012

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