– L’allarme lo aveva lanciato 15 anni fa per il lago di Vico, ma nessuno lo aveva ascoltato. Ora il professor Giuseppe Nascetti cerca di fare altrettanto per il lago di Bolsena, sperando, questa volta, che qualcuno lo ascolti e che soprattutto intervenga.
Giuseppe Nascetti, prorettore dell’università della Tuscia, ecologo, professore ordinario di Ecologia, torna a parlare di alga rossa.
Un campanello d’allarme, il suo, che questa volta, alla luce di quanto accaduto al lago di Vico, suona come un vero e proprio presagio.
“L’alga rossa ancora non c’è – spiega il professor Nascetti – ma il lago di Bolsena sta prendendo la stessa strada del lago di Vico. Abbiamo già vissuto queste cose. Non possiamo permettere che accada di nuovo. Soprattutto perché questa volta riguarda un lago con un bacino ben più grande.
Mentre il lago di Vico – spiega Nascetti – ha un ricambio di acqua ogni 20 o 30 anni, quello di Bolsena necessita di circa 580 anni. Quindi se a Bolsena arriva l’alga rossa, ce la teniamo per sempre”.
I dati scientifici arrivano direttamente dal Cnr di Pallanza e dall’ingegner Piero Bruni. Secondo le rilevazioni, il lago di Bolsena sta andando incontro a un processo di eutrofizzazione.
“E’ lo stesso trend del lago di Vico, solo più lento – aggiunge il professore -. Il livello di fosforo nelle acque del lago di Bolsena è ancora al di sotto della soglia minima, ma se raggiunge il fattore limitante, cioè il minimo indispensabile, e aumenta anche l’azoto, fiorisce l’alga rossa. E’ matematico. Automatico”.
Quali sono i pericoli per la salute dell’uomo?
“L’alga rossa produce cianotossine, cioè delle tossine cancerogene”.
Quali sono i comportamenti dell’uomo che concorrono alla fioritura dell’alga rossa?
“Le cause principali – dice il professore – sono gli scarichi urbani e l’uso sconsiderato dei fertilizzati in agricoltura. Il modello di sviluppo che stiamo portando avanti è quello di produrre sempre di più. E non è più sostenibile già da molto tempo. I nostri studi devono poter avviare verso una nuova sensibilità, verso una nuova gestione comune del territorio, in cui politici, amministratori e in questo caso anche agricoltori si assumono le loro responsabilità”.
Quali sono gli interventi concreti da realizzare?
“Per il lago di Vico – spiega Nascetti – è necessario coordinare tutta l’attività agricola e avviarla con nuovi regimi, attraverso l’agricoltura biologica. Con gli attuali ritmi si arriverà al disastro. Per il lago di Bolsena invece bisogna concentrare l’attenzione sugli scarichi urbani. Ci sono tre o quattro paesi senza collettore. In più ci sono i campeggi e altre strutture ricettive. Come primo passo bisognerebbe dotarsi di un depuratore.
Insomma, non deve più arrivare fosforo al lago. In ballo, oltre al degrado ambientale, ci sono anche centinaia e centinaia di posti di lavoro legati al settore turistico, che sarebbe il primo a farne le spese se il lago venisse invaso dall’alga rossa”.
Il suo è un appello alla politica?
“La politica – conclude il professore – deve decidere se il salvataggio del lago di Bolsena è una priorità oppure no. Ce lo dicano. Ma si deve sapere che qualcuno aveva avvertito dei rischi, proprio come 15 anni fa, quando nessuno ascoltò. Lo dico con grande rammarico.
Solo noi abbiamo laghi vulcanici in tutta l’Eurasia. E’ un patrimonio geologico unico”.
Emma Sanna
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