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– Sbattuta in mezzo a una strada con la figlia. Le loro cose ammucchiate in quattro scatoloni. La casa sigillata in un attimo e loro fuori. Sfrattate come abusive.
Daniela Cecchetti, di Tuscania, ha quarantadue anni e tanta rabbia. Dal 2007 è stata operata nove volte per tumori addominali, ma la malattia non le ha scalfito il viso. Adesso è in dialisi. Vive con 700 euro di pensione di invalidità e 200 di mantenimento dall’ex marito. Per anni non ha visto la figlia e ora che gliel’hanno riaffidata, la cacciano di casa insieme a lei.
“Siamo state sfrattate a luglio su richiesta del mio ex – spiega -. Il giorno stesso in cui ci siamo trasferite ha minacciato di mandarci l’ufficiale giudiziario. Detto, fatto: il 4 luglio eravamo fuori casa”.
Di quel giorno “devastante” Daniela ricorda tutto. Vuole raccontarlo mettendoci nome e faccia. Non ha paura di andare sui giornali. La voce le trema solo per rabbia. “Era un mercoledì – racconta -. Il mio ex sa benissimo che quel giorno faccio la dialisi. Quando sono tornata ho trovato i sigilli. Non ci hanno fatte entrare. Ci hanno cacciate via così com’eravamo: io con dieci euro in tasca, mia figlia in costume, che tornava dal lago. Le cose di prima necessità erano già state inscatolate. Mi chiedo: chi si è arrogato il diritto di frugare nei nostri cassetti, spostare la nostra roba e scegliere quale era di prima necessità e quale no?”.
Accanto a lei c’è Daniela Bizzarri, ex consigliera delle pari opportunità della Provincia di Viterbo. Per Daniela è soprattutto un’amica. “Non potevo rivolgermi all’attuale consigliera di parità, Maria Antonietta Russo: è l’avvocato del mio ex marito” racconta Daniela Cecchetti.
Ci è voluto un mese per recuperare le loro cose. E in quel mese, passato in un ostello, hanno dovuto arrangiarsi. “Come i terremotati”, dice lei. “Ci hanno aiutato le amiche di mia figlia, qualche conoscente… Avevamo bisogno di tutto, persino dello spazzolino da denti. Gli scatoloni li abbiamo presi ad agosto. Se ci è voluto tanto, è anche colpa mia: pensare che avevano toccato le mie cose mi dava la nausea. Sarebbe stato meglio subire un furto”.
La vita di Daniela è stata dura. A vent’anni va in dialisi. Nel ’94 subisce un trapianto di rene. Quattro anni dopo diventa mamma, ma i problemi col marito iniziano subito e quelli di salute ritornano. Il 2007 è l’anno della separazione. Dei tumori. Dell’affidamento della figlia all’ex.
“E’ bastato che il mio avvocato di allora non si presentasse in udienza – dice -. Io non potevo andare perché ero ricoverata. Mi accusarono di abbandono di minore: a nove anni mi hanno tolto la bambina. La vedevo di nascosto. Me la mettevano contro”.
La causa per la separazione si conclude nel 2011. Daniela riabbraccia sua figlia e vanno a vivere insieme. Per lei era naturale trasferirsi nella casa a Tuscania. Ma l’ex marito le sfratta. “Quella casa è mia per metà. Ci ho speso 65 milioni di vecchie lire. Ho sempre pagato l’acqua, la tassa dei rifiuti, il mutuo. Ancora adesso continuo a pagare elettricità e telefono. E’ vuota, abbandonata, mummificata. Lui vive da cinque anni in altro paese. Non ci ha abitato neanche con la figlia quando gliel’ha ordinato il giudice, nel 2007. Perché non dovrei tornarci? E’ mia”.
L’opposizione all’esecuzione di sfratto è già pronta. E Daniela, più agguerrita che mai. “Non ho mai preteso niente per me. Ho chiesto sempre e solo il mantenimento per mia figlia. Ma adesso voglio quello che mi spetta. E la mia casa mi spetta. Per me l’affitto è una spesa gravosa. Perché devo vivere in quaranta metri quadri con mia figlia, il mio compagno, il mio cane e il mio gatto quando la mia casa è vuota?”.
Stefania Moretti
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