– Prigioniera in casa da giorni. Impotente. Costretta a chiedere l’aiuto degli altri.
E’ demoralizzata Maria Antonietta Coccia, giovane disabile sulla sedia a rotelle. Da tre giorni è reclusa in casa per un ascensore rotto che non le permette di muoversi. Non può uscire a fare la spesa o a prendere una semplice boccata d’aria.
In lei tanto sconforto ma anche rabbia per una situazione apparentemente semplice che invece le complica la vita.
“Abito al primo piano di uno stabile in via Massimo D’Azeglio a Viterbo – inizia a raccontare la signora Coccia -. E’ più di un mese ormai che l’ascensore è rotto. Sono due piani e lo uso per lo più io, ma ora non posso farlo”.
All’inizio il danno non sembrava grande, ma passati dieci giorni l’ascensore ancora non era sistemato. “Abbiamo chiamato la ditta che si occupa della manutenzione per capire il da farsi”.
Le cose cambiano dopo una seconda chiamata. “Questa volta ci hanno detto che si trattava di un danno che non capita spesso e che riguardava una vite che tiene l’ascensore e non lo fa cadere“.
Dopo oltre un mese, la situazione non è cambiata. “Ci dovevano dare delle notizie e invece non ci hanno fatto sapere niente. Ancora oggi l’ascensore è fuori servizio”.
La Coccia si sente in prigione. Chiusa nel su appartamento senza la possibilità di uscire. “Sono condannata a stare in casa – dice -. Se ho un’urgenza devo chiamare qualcuno che mi aiuti a scendere e salire le scale. Di solito lo fa mio marito, ma sono tre giorni che lui non c’è e quindi non so come fare. Sono sola. Vivo con mia nonna, ma lei ha novant’anni ed è cardiopatica. La ditta continua a non farci sapere nulla, ma non ci può volere tutto questo tempo per costruire una vite”.
Il morale della donna è a terra. “Questa situazione ti distrugge psicologicamente – afferma -. Ho la macchina, ma per prenderla devo comunque chiamare qualcuno che mi faccia scendere e che trasporti la carrozzella a motore che è pesante. Non posso fare niente. Non ci sono alternative e pensare di stare altri giorni così mi fa diventare matta”.
Maria Antonietta si augura che la situazione possa risolversi presto per non dover chiedere continuamente aiuto ad amici e parenti. “Devo fare affidamento sugli altri, ma spesso è umiliante. E’ vero che gli amici si rendono disponibili, ma ci sono anche dei rischi nel fare le scale in braccio, con la carrozzina e a volte anche le buste delle spesa”.
La donna afferma che se non saranno presi provvedimenti a breve, non si fermerà qui. “Ho pensato di fare una denuncia ai carabinieri e una lettera per sollecitare un intervento. Non si può tenere un ascensore rotto in un palazzo in cui vivono una disabile e una donna cardiopatica. E’ indecente, una situazione che ti butta giù psicologicamente perché ti senti impotente“.
Paola Pierdomenico
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