Riceviamo e pubblichiamo – Mio malgrado, essendo stato per la seconda volta chiamato in causa, ritorno sulla questione dell’affidamento della gestione dell’ufficio turistico comunale alla Promotuscia e sulla locazione dei locali nella ex chiesa degli Almadiani.
Non è affatto insolito che all’interno di strutture storiche trovino posto spazi commerciali che, ovviamente, propongano attività di tipo divulgativo-culturale-sociale. Esempi del genere si incontrano in tantissime città.
Basta fare un giro nei musei di Roma per scoprire aree anche piuttosto grandi adibite alla vendita di gadget e libri, non necessariamente collegati all’evento in corso, o a sale di ristorazione dove sorseggiare un tè caldo sfogliando il catalogo delle opere dell’artista in esposizione. La nostra ex chiesa degli Almadiani, oltre a ospitare mostre, ha assunto negli anni anche questo tipo di connotazione.
Alla Promotuscia, che dopo averla recuperata a proprie spese si è sistemata nell’ala sottotetto, infatti, si affiancano nel salone altre realtà associative, come ad esempio l’Archeotuscia. E non è affatto una cosa eticamente disdicevole, dal momento che un bene del nostro patrimonio storico-artistico diventa spazio culturalmente polifunzionale ampliando la sua fruibilità e la sua vivibilità.
Uno spazio molto vitale e versatile che offre ai cittadini diverse prospettive di partecipazione e di crescita. I beni sono delle città e quindi devono essere a disposizione delle città. Cosa c’è di male in questo? Le realtà che oggi sono presenti nella struttura hanno avanzato le proprie proposte al Comune che le ha valutate, non è avvenuto il contrario. Promotuscia opera all’interno della ex chiesa sin dal 1994, ricevendo l’avallo delle amministrazioni comunali che nel frattempo si sono succedute.
Quell’idea, dunque, di bene storico differentemente fruibile è stata condivisa da persone diverse. Qualcosa, questo, vorrà pur dire. Si ritorna poi sulla cifra pagata al Comune dall’azienda per l’affitto dei locali occupati, scomodando formule matematiche per capire se il rapporto tra il valore di mercato dello spazio commerciale ricavato nella ex chiesa degli Almadiani e la somma investita dall’affittuario per il ripristino dello spazio stesso sia maggiore o minore dell’affitto corrisposto dalla concessione a oggi.
Sono costretto a ripetermi. L’affitto attualmente, dopo il contratto firmato nel settembre 2012, è di 130 euro mensili. La Promotuscia quando stipulò anni fa il precedente contratto di locazione si fece carico, a proprie spese, del totale recupero dell’ala occupata che si trovava in stato di completo abbandono e non era mai stata utilizzata.
L’azienda avanzò la sua proposta, la ristrutturazione di un bene storico della città a costo zero per il Comune in cambio di un affitto basso, che originariamente era di 50 euro al mese, e l’amministrazione in carica all’epoca ritenne opportuno accettarla.
Per quanto, invece, riguarda il modo in cui Promotuscia gestisce l’ufficio turistico comunale, l’azienda si attiene a quanto stabilito dal bando di gara vinto nell’agosto 2011 il cui disciplinare, tra le altre cose, chiedeva, all’interno della proposta progettuale, azioni promozionali relative al contesto territoriale del comune di Viterbo, l’elaborazione di “pacchetti turistici” in collaborazione con le aziende e le imprese operanti sul territorio finalizzati allo sviluppo di flussi turistici, proposte di servizi aggiuntivi e migliorativi.
Entrando nello specifico, l’articolo 12 del capitolato speciale d’appalto concede all’affidatario del servizio di gestione dell’ufficio turistico una serie di attività supplementari, finalizzate al miglioramento complessivo del servizio stesso. Ma dal momento che tali attività dovranno essere realizzate e gestite senza alcun onere aggiuntivo, né economico né organizzativo, a carico del Comune, è stabilito che gli eventuali introiti restino di esclusiva pertinenza dell’affidatario.
Quindi se la Promotuscia, nello spirito della promozione territoriale che anima il bando vinto, organizza e promuove pacchetti turistici, congressi, mostre o altro in qualità di agenzia di viaggio, lo può fare, come può trattenere per sé gli incassi. Come una qualsiasi impresa che affronta degli investimenti economici. E a tal proposito devo riconoscere che gli eventi organizzati dalla Promotuscia hanno sempre intercettato flussi turistici di elevato livello, con ricadute positive sull’indotto.
Le polemiche, dunque, sono inutili. Chiunque, avendo i presupposti richiesti, poteva partecipare al bando e sperare di vincerlo. Lo ha vinto la Promotuscia e adesso ha tutto il diritto di mettere in pratica quello che il bando le consente.
Chi oggi critica, quando poteva farlo non ha mai avanzato proposte costruttive rivolte alla promozione di Viterbo. Ci si aspetta sempre che il passo lo faccia il Comune, come è puntualmente avvenuto con l’emissione del bando pubblico. Ma non sarebbe stato più avvincente ed esaltante se tutti coloro che si occupano di turismo sul territorio avessero proposto un consorzio di promozione, con il coinvolgimento delle strutture alberghiere, delle agenzie di incoming, delle attività di ristorazione?
Tutti insieme con un unico obiettivo, studiare il modo migliore per intercettare i flussi turistici e per offrire un’accoglienza di eccellenza. Un progetto del genere avrebbe senza dubbio attirato l’attenzione dell’amministrazione. Sarebbe potuta nascere una cabina di regia per mettere in piedi strategie concordate e mirate, magari anche un osservatorio per tenere costantemente alta l’attenzione su cifre e dati.
Un’unica grande barca che va dritta alla meta, offrire le bellezze di Viterbo ai turisti di tutto il mondo. Quello a cui invece assistiamo è un disordine di piccole barche che navigano seguendo la propria rotta, senza una visione d’insieme. Aspettando che il Comune faccia il primo passo. Forse è arrivato il momento di invertire la rotta.
Giulio Marini
Sindaco di Viterbo
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