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Viterbo - Lega Federalista: Addio alle infrastrutture stradali e ferroviarie

“Grazie a questo governo l’aeroporto non c’è più”

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Maurizio Pinna (Lega Federalista)

Maurizio Pinna (Lega Federalista)

Riceviamo e pubblichiamo – Cinquanta aeroporti da chiudere in Italia e due nuovi da bloccare: Viterbo e Grazzanise.

Queste le intenzioni annunciate dal ministro Passera su Panorama del 19 dicembre scorso. Un Governo non eletto dal popolo che fino all’ultimo ha inveito sugli italiani ed in particolare sullo sviluppo del territorio viterbese.

Il consigliere del Movimento Federalista Maurizio Pinna, che all’aeroporto ha dato l’anima per tre impegnativi anni, fino a che il ministro Bianchi non ha sancito Viterbo come terzo scalo laziale, desidera far notare come sul futuro di questa città si siano giocate le carte della controinformazione politica, ma anche della gelosia paesana, pur di non contribuire alla realizzazione di un’opera che avrebbe cambiato le sorti economiche di una Viterbo che sta morendo. E l’edilizia non può assolutamente continuare a rappresentare l’unica risorsa economica, anche se tutti gli addetti al settore se lo augurano pur di costruire.

I cittadini devono ricordarsi di tutte le persone che hanno remato contro l’aeroporto, specialmente di quei politici che hanno deriso tutto il grande lavoro che tre semplici cittadini (tra cui lo stesso Pinna) hanno prodotto a favore del territorio.

Da dove si può comprendere l’attività prodotta a danno dello scalo viterbese? Dal fatto che alcuni soggetti interessati ad apparire facevano credere che l’aeroporto non si sarebbe mai realizzato ritenendo una bufala politica tutta la campagna mediatica che intorno all’aeroporto si era creata. Parallelamente, però, altri soggetti si sono mobilitati per impedire la realizzazione dell’aeroporto a Viterbo sostenendo le loro tesi. Ma allora il rischio, per alcuni, di costruire un aeroporto c’era! Certo che c’era e lo spieghiamo.

La verità, finalmente, è sotto gli occhi di tutti: il ministro Corrado Passera e il viceministro con delega per Infrastrutture e trasporti Mario Ciaccia, riferiva giorni fa il settimanale Panorama, sono pronti a portare in consiglio dei ministri entro la fine dell’anno i lavori previsti per l’aeroporto di Viterbo e di Grazzanise per cancellarli dall’agenda delle cose fattibili. Quindi, l’aeroporto di Viterbo sulla carta esisteva e la sua definitiva scomparsa la si deve soltanto a questo governo – non eletto dal popolo – che tutti ci dobbiamo ricordare, specie se alcuni loro elementi si dovessero ricandidare per continuare la loro distruttiva politica.

Ora il sindaco Giulio Marini minaccia che adirà tutte le vie legali possibili al fine di chiedere i danni che deriveranno da tale atto. Magra consolazione dai prevedibili risultati, ma di certo se con l’aeroporto potevamo sperare nelle infrastrutture stradali e ferroviarie di cui Viterbo è carente, ora ci possiamo scordare anche queste.

Un piccolo esempio di quanto l’aeroporto poteva influire su certi lavori prima d’ora mai concepiti è il cavalcavia che dal Poggino collega la strada provinciale Teverina. I viterbesi devono sapere che a Roma della mobilità dei nostri cittadini e dei nostri pendolari non interessa assolutamente nulla perché tutto si misura in termini elettorali, e i maggiori investimenti la politica li fa dove ha un tornaconto, non dove è necessario. L’aeroporto, invece, poteva essere il movente per realizzare nuove infrastrutture che sarebbero state utilizzate anche dai nostri cittadini e pendolari, e non solo dai ben sperati turisti e viaggiatori. Infrastrutture che ora ci possiamo dimenticare.

E’ ora che la gente si interessi maggiormente di come va la politica e delle problematiche della città. Solo così si può evitare il ripetersi di tutte le azioni che mirano, come in passato, a isolare e far invecchiare la Città dei papi. E così, dopo la Cassia mai raddoppiata, dopo il nodo ferroviario fatto passare da Orte e non da Viterbo, il territorio ha perso anche l’opportunità dell’aeroporto, con immensa gioia di coloro che si sentono realizzati nel poter esclamare: “Lo avevo detto che non si sarebbe mai fatto!”.

Movimento federalista


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30 dicembre, 2012

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