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Viterbo - Interviene il presidente della Confesercenti

“Arsenico, le responsabilità di altri ricadono sui cittadini”

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Vincenzo Peparello, presidente Confesercenti Viterbo

Vincenzo Peparello, presidente Confesercenti Viterbo

Riceviamo e pubblichiamo – Intanto, come associazione di categoria che rappresenta migliaia di imprese nel settore alimentare e della somministrazione di alimenti e bevande vogliamo denunciare come ancora una volta siano state dirottate le aspettative rispetto ad un problema, quello della salute pubblica, dove, entro il 31 dicembre 2012 doveva vedere risolto con l’installazione, da parte dei Comuni, di impianti di dearseanificazione o altri interventi atti a riportare sotto la soglia minima prevista la presenza di arsenico. E come mai, ci chiediamo, solo dopo 12 anni di proroghe concesse all’Italia dall’Europa sia in Europa che in Italia tutti si siano adeguati.

Mentre la Regione Lazio e la stragrande maggioranza dei suoi Comuni, salvo qualche eccezione, sono rimasti al palo. Non vogliamo fare polemiche che non servirebbero a nessuno specialmente in un momento di crisi delle famiglie e delle imprese (soprattutto quelle di consumi alimentari) che devono fronteggiare rincari di tasse e bollette comprese quelle dell’acqua.

In modo propositivo vogliamo invece contribuire insieme alle istituzioni ed agli organismi di controllo alla risoluzione di un problema vitale sia per la salute pubblica che per il futuro delle imprese.

Pur apprezzando l’impregno di quanti si stanno prodigando per un’informazione corretta e comportamenti conseguenti da parte della popolazione e delle imprese, ci sembra doveroso segnalare le condizioni di difficoltà economiche e operative delle imprese che operano nel settore alimentare e della somministrazione di alimenti e bevande quali bar, ristoranti, alberghi, forni, pasticcerie che, nonostante continuino a pagare la bolletta dell’acqua, tra l’altro rincarata, si vedono costretti a dotarsi di impianti molto costosi non potendo utilizzare l’acqua dell’acquedotto comunale.

Dove invece permangono condizioni di non adeguamento stanti cause insormontabili di tipo logistico, strutturale, urbanistico, etc. le aziende si vedranno bloccare l’attività altre a pesanti sanzioni e responsabilità penali. Tutto questo inoltre senza nessun tipo di agevolazioni sul costo delle bollette.

Non credo – continua Peparello – che le imprese in questo momento possano sopportare tale disagio e rimissione per l’inefficienza e inefficacia della PP AA. Approfittiamo dell’occasione per informare le imprese alimentari circa quanto concordato e sottoscritto al tavolo tecnico regionale del 27 dicembre 2012 dove hanno partecipato Enti locali e e organismi pubblici di controllo.

La normativa di riferimento di cui il regolamento CE n. 178/2002 stabilisce requisiti generali della legislazione alimentare e fissa le precedure nel campo alimentare.

Al campo I art. 2 del regolamento CE 178/2002 definisce come alimento anche l’acqua ingerita direttamente, cioè intensionalmente incorporata negli alimenti nel corso della loro produzione, preparazione o trattamento (esempio thè, caffè, bibite, acqua gassata, reidratazione di cibi liofilizzati ivi compresi latte, orzo, caffè solubile, preparazione di zuppe e minestre brodi, cottura di paste alimentrari, lavatura di verdure, preparazione di impasti di pane – pizza, dolciumi, etc).

Gli operatori del settore alimentare nel rispetto della normativa vigente in materia di alimenti L. 283/62, D.P.R. 327/80 regolamenti CE 178/2002, 852/2004,, 882/2004, sono obbligati sotto il profilo giuridico ad inserire sul piano di autocontrollo la questione del rischio derivante dall’acqua disponibile (anche se potabile). Occorre pertanto che l’acqua utilizzata per la sopra indicata attività di preparazione, produzione, trattamento degli alimenti sia sicura cioè contenga aesenico e floruri in quantità rispettivamente ricompresa entro 10 microgrammi ed 1,5 mg/litro.

E’ necessario quindi provvedere ad un approvvigionamento alternativo dell’acqua da utilizzare per produzione, preparazione e trattamento di prodotti alimentari forniti al consumatore.

Allo scopo è possibile:

Utilizzare acqua di sorgente o minerali naturali così come definiti dalla legislazione di cui al decreto legislativo 8 ottobre 2011 (attuazione direttiva 2009/54/CE) quantunque trattati dalle aziende produttrici ai sensi del regolamento CEE 178/2002.

Trattare l’acqua derivante dalla rete idrica comunale con idoneo impianto conforme alle indicazioni contenenti indicazioni del Ministero della Salute n. 25/7/2 2012. Nella fattispecie dovranno essere espletate analisi quantitative periodiche presso laboratori accreditati per analisi di alimenti iscritti in elenchi regionali.

Nel frattempo – conclude la nota della Confesercenti – bisogna intraprendere delle azioni tra tutti i soggetti interessati PP AA – Enti locali – organismi di controllo pubblico – Associazioni di categoria con la costituzione di un tavolo permanente di crisi nell’interesse della salute della intera popolazione, dell’economia del territorio e delle imprese.

Vincenzo Peparello
Presidente protempore della Confesercenti di Viterbo

 


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9 gennaio, 2013

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