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Salute - Lo afferma Renato Drusiani, esperto di servizi idrici - Intanto l'Oms conferma il rischio cangerogenità

Arsenico nell’acqua, esclusa la possibilità di avvelenamento

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– Arsenico, esclusa la possibilità di avvelenamento.

L’ingegner Renato Drusiani, advisor per i servizi idrici di Federutility, interviene sul problema dell’arsenico nell’acqua, che riguarda in particolare la zona della provincia di Viterbo.

“Il divieto di utilizzo dell’acqua – spiega – riguarda solo l’acqua per usi potabili, pari normalmente al 5-10% di quella che si consuma al giorno e una popolazione fra 200mila e 260mila persone, in una cinquantina di Comuni”.

Come precisa l’esperto, la causa di tutto sarebbe la natura vulcanica delle acque che scorrono nella Tuscia, e diverse sono le modalità d’intervento. “Ci sono tipologie di trattamento per ridurre la quantità di arsenico fra cui la prevalente – spiega Drusiani -. Una è aggiungere sali di ferro mentre in alternativa occorre trovare nuove fonti, magari più lontane, e adeguare gli impianti per la distribuzione dell’acqua nelle abitazioni”.

Intanto l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha lanciato l’allarme sulle conseguenze che l’arsenico potrebbe causare a chi lo ingerisce in grandi quantità.

“Un’esposizione prolungata tramite acqua potabile e cibo – dice lo studio dell’Oms – può causare cancro, lesioni cutanee, malattie cardiovascolari, danni al sistema nervoso e diabete”.

Uno studio del dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario della regione Lazio, pubblicato ad aprile 2012, avrebbe registrato infatti tra il 2005 e 2011, nei comuni dove la concentrazione di arsenico è superiore a 20 microgrammi, un aumento della mortalità per tutti alcuni tipi di tumore (in particolare polmone e vescica), ipertensione, ischemia cardiaca e diabete nella provincia di Viterbo.

“Questi risultati dovranno essere confermati da studi successivi – fanno sapere dall’Oms – ma è stato già accertato che l’arsenico è un elemento cancerogeno. Gli effetti di un’esposizione prolungata da acqua e cibo si hanno dopo almeno 5 anni, e iniziano dalla pelle, con cambiamenti nella pigmentazione, lesioni cutanee su mani e piedi che possono essere precursori di un cancro alla cute”.


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4 gennaio, 2013

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