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L'alambicco di Antoniozzi

Arsenico, non dovrebbero farci pagare l’acqua

di Alfonso Antoniozzi
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Alfonso Antoniozzi

Alfonso Antoniozzi

– Sono convinto che quanto sto per scrivere solleverà un prevedibilissimo polverone, e che da qualcuno arriveranno anche accuse di istigazione all’illegalità, ma sono convinto che i cittadini viterbesi nelle cui case la Talete fa arrivare acqua corretta all’arsenico rendendola di fatto imbevibile e inutilizzabile per uso umano, come si evince dall’ordinanza firmata dal nostro sindaco, non dovrebbero pagare la bolletta dell’acqua fino a quando la Talete non risolva questo problema.

O almeno, non pagarla fino a quando la Talete non venga a miti consigli, riducendo le tariffe dell’acqua potabile per un’acqua che, a conti fatti, potabile non è.

Bene dunque ha fatto il sindaco Marini a sollecitare un incontro con la Talete per ridefinire il costo del servizio idrico, visto che l’acqua che arriva nei nostri rubinetti è di fatto inutilizzabile anche per farsi una doccia.

Meglio sarebbe stato, a parere mio, se i sindaci del Lazio e di tutte le regioni coinvolte in questa faccenda non avessero sperato in un’ulteriore collaborazione da parte della Commissione europea, che invece grazie al cielo ha fatto muro alla richiesta del terzo triennio di deroga. Perché, forse questo dato sfugge ai più, non è che l’acqua sia diventata non potabile nottetempo: non era potabile nemmeno prima, solo che continuavamo a berla grazie a una deroga sull’applicabilità dei valori limiti autorizzata da una legge del 2001.

In particolare, dal 2007 al 2009, tutti i 60 comuni della nostra provincia hanno bevuto acqua non potabile in regime di deroga, e il problema, secondo Legambiente, non riguarda solo l’arsenico ma anche il fluoruro, il selenio e il vanadio (quest’ultimo, sempre secondo Legambiente, tuttora in regime di deroga).

Preciso che i numeri che ho citato provengono da una ricerca fatta su Internet, che essendo molto utile per le ricerche veloci ma non essendo verità rivelata potrebbero anche essere inesatti in qualche particolare, e dunque se ci fosse qualcuno che ne sa qualcosa più si faccia avanti e ci spieghi, dati alla mano: è nostro diritto essere informati al meglio.

Il problema quindi, per noi e per altre centinaia di comuni italiani, poteva e doveva essere affrontato nell’arco degli anni passati, e in alcuni casi così è stato fatto. Laddove non si sia corsi ai ripari il sospetto, legittimo, è che ci si sia fidati troppo della possibilità di un’ulteriore deroga che avrebbe, di nuovo temporaneamente, risolto le cose “all’italiana”.

Certo, capisco bene i dissesti finanziari che vive la Talete, e so bene che viviamo in tempi grami dove far saltar fuori dei denari destinati ai dearsenificatori non è una faccenda semplice, e del resto la miseria economica in cui versano i comuni e le province pare sia, oggigiorno, la giustificazione principe di tutti i disservizi.

Ma una soluzione, nell’arco dei tre trienni di deroghe che si sono succedute, si sarebbe dovuta trovare.

Invece eccoci a dover gestire in corsa un’emergenza ampiamente annunciata, semplicemente perché per motivi vari ed eventuali, nella decina e passa di anni in cui poteva essere affrontata, è passata in cavalleria.

E allora, ripeto, la Talete non dovrebbe farci pagare per potabile un’acqua che non possiamo utilizzare, sarebbe come pagare trecento euro per un robot da cucina per poi scoprire che il massimo che ci si può fare è spremere un’arancia: me lo fai pagare cinque euro, il prezzo di uno spremiarance a mano, mi pare che il ragionamento non faccia una piega.

Il Comune e la Provincia potrebbero tentare di persuadere certe prosperose banche viterbesi a inventarsi l’erogazione di prestiti a tasso zero per consentire ai cittadini e gli artigiani interessati dal problema di installare un dearsenificatore casalingo.

E noialtri cittadini, nell’attesa che si trovi una soluzione che riguarda da vicino la nostra salute, credo proprio che non dovremmo pagare più le bollette dell’acqua, magari con l’appoggio di qualche illuminato avvocato viterbese pronto a difendere gratuitamente i nostri diritti di consumatori nel caso in cui la Talete volesse trascinarci in tribunale per morosità.

Alfonso Antoniozzi


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21 gennaio, 2013

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