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Riceviamo e pubblichiamo – “L’obiettivo prioritario irrinunciabile di politica economica per chiunque governi deve essere l’impresa”.
E’ chiaro il messaggio che Rete Imprese Italia, il soggetto di rappresentanza unitario del mondo delle piccole e medie imprese e dell’impresa diffusa promosso dalle maggiori associazioni del commercio, dell’artigianato, dei servizi e del turismo, rivolge alle forze candidate a governare il paese, avvertendo che “non si faranno sconti”, perché per la nostra economia è allarme rosso.
Lunedì 28 gennaio è la giornata scelta dall’organizzazione delle pmi per una mobilitazione nazionale. La provincia di Viterbo farà la propria parte.
Gli imprenditori e i dirigenti di Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti parteciperanno alla manifestazione regionale che si terrà a Roma, al Pantheon, dalle 10 alle 13, in contemporanea con la presentazione dell’agenda di impegni e proposte di Rete Imprese Italia su cinque temi caldi: fisco, lavoro, credito, burocrazia, infrastrutture.
La Tuscia non può fare a meno di far sentire la propria voce. I dettagli provinciali dei numeri sull’economia, diffusi in occasione della conferenza stampa nazionale tenuta per annunciare la mobilitazione del 28, confermano la drammaticità della crisi. Nel 2012, tra gennaio e settembre, hanno chiuso i battenti 488 attività e si è registrato un saldo negativo di 164 imprese.
Nello stesso anno, si sono evidenziati per abitante, in termini reali, un calo dei consumi del 5 per cento (- 4,7 nel Lazio, – 4,4 in Italia), dopo una flessione dell’1,4 nel periodo 2008 – 2011, e una riduzione del Pil del 3,4 (- 2,8 il dato regionale, – 2,5 quello nazionale), preceduta da un – 2,2 dal 2008 al 2011. Anno, quest’ultimo, che ha visto il tasso di disoccupazione schizzare all’11,2 per cento (tasso regionale dell’8,9, nazionale dell’8,4).
Le imprese, intanto, soffocano sotto il peso del fisco, la cui pressione effettiva salirà nel 2013 a quota 56,1 per cento, e della burocrazia, che richiede a ciascuna 120 adempimenti fiscali e amministrativi l’anno. Una situazione non più sopportabile, cui si aggiunge un sistema del credito per niente amico (in Italia, è stato tagliato di 32 miliardi, nel 2012, il finanziamento alle aziende).
C’è molto da ricostruire. Bisogna farlo – sostengono Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti – ripartendo dall’impresa legata al territorio.
Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti
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