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Bagnaia - Scrive Pier Isa della Rupe

“Il focarone è un falò consacrato”

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Il fuoco di Sant'Antonio a Bagnaia

Riceviamo e pubblichiamo – Il focarone di San Antonio a Bagnaia è un falò consacrato.

La tradizione si perde nella notte dei tempi, mai interrotto anche durante la guerra.

Tanto tempo fa, il fuoco si accendeva su via Zuccari davanti l’ingresso della sacristia, era un focarello fatto di qualche fascina, i ragazzi gareggiavano a chi saltava più in alto senza bruciarsi.

La sera dell’accensione, si andava nella sacristia a ritirare le candele addobbate a festa da donare il giorno successivo a san Antonio.

La mattina si benedivano gli animali abbelliti con fiori di carta colorata .

Dopo la benedizione i cavalieri si sfidavano nella corsa della stella e del gallo.

Era ed è ancora tradizione offrire ai bambini il biscotto di San Antonio a forma di cavalluccio.

Circa 50 anni fa, un gruppo di festaroli di san Antonio, così si chiamano quelli che si prendono l’incarico del sacro fuoco, portò il focarone in piazza.

Tra loro c’era una divisione: i cavallari, i somarari, i motorizzati, ognuno con il proprio stendardo.

La legna veniva donata da contadini e allevatori.

Prima dell’accensione viene tolta la bandiera con l’effige del patrono che si trova alla sommità della catasta di legna e viene affissa all’ingresso della chiesa.

Anticamente era usanza, alla fine del focarone, raccogliere le braci rimaste e portarle a casa per devozione, così si preservava la famiglia dalle malattie, dai fulmini e

la cenere serviva per accresce la fertilità dei campi.

In tempi lontani i pastori lasciavano passare le greggi attraverso il fumo e il fuoco come un mezzo infallibile per preservarle da malattie e incantesimi. Si facevano feste e balli intorno al falò per augurare un anno pieno di abbondanza e fortuna.

La sera del 17 il gruppo che stacca la bandiera si prende l’impegno di organizzare il fuoco per il prossimo anno.

Grazie ai ragazzi del Focarone, anno dopo anno la catasta di legna è diventata sempre più grande.

Pier Isa della Rupe


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10 gennaio, 2013

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