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– Ha vinto la sua battaglia Maurizio Pesci.
Il comandante di reparto della polizia penitenziaria sarà risarcito dal ministero della Giustizia per oltre 150mila euro. Lo ha deciso il Tar del Lazio, con sentenza emessa lunedì.
Tra il 2002 e il 2004, Pesci era stato sospeso dal suo incarico di comandante di reparto al carcere Mammagialla di Viterbo. La decisione fu presa a seguito della proposta di Pesci di installare telecamere di sicurezza in un’ala del carcere comune a detenuti e personale. La direzione dette l’ok, dopo una serie di atti vandalici negli ascensori di Mammagialla.
Il sistema di videosorveglianza – mai entrato in funzione – doveva servire da deterrente, ma suscitò un vespaio di polemiche, soprattutto tra i sindacati degli agenti penitenziari, che reclamarono violazioni della privacy.
Le telecamere non solo non furono mai installate, ma Pesci si vide sospeso dal servizio e distaccato ai servizi sociali. Da qui, la decisione di citare in giudizio il ministero della Giustizia e chiedere i danni per mobbing.
Il suo avvocato Gioia Maria Scipio ha impugnato tutti i provvedimenti di distacco e privazione delle funzioni davanti a Tar e Consiglio di stato. Per cinque volte i giudici amministrativi gli hanno dato ragione. L’ultima, lunedì, con il danno per mobbing riconosciuto al comandante di reparto e il diritto a un risarcimento di oltre 150mila euro.
“Siamo estremamente soddisfatti – spiega l’avvocato Scipio -. E’ una sentenza importante. La condanna di un ente ministeriale per mobbing, dal punto di vista giuridico, ha la sua rilevanza. Tra l’altro, Pesci ha subito un enorme danno di immagine: la sua vicenda, all’epoca, ebbe una grande risonanza mediatica. Ora che si è conclusa vogliamo sottolineare che ne è uscito vincente sotto tutti i punti di vista”.
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