– Ho stima di Filippo Rossi.
Con Caffeina ha animato, in modo originale, una città altrimenti spenta e silente, specialmente durante l’estate.
E lo ha fatto non con iniziative di parte, ma cercando di rappresentare le diverse tendenze culturali e politiche del paese.
L’altra sera sono rimasto sorpreso nell’ascoltarlo, per caso, a Omnibus su La7.
Ha sostenuto, tra l’altro, che le primarie per la scelta dei candidati al Parlamento organizzate dal Pd sono state “d’apparato” e, quindi, mi pare di capire di scarso rilievo e significato democratico.
Certo non vi è stata la stessa partecipazione registrata per l’individuazione del candidato premier a capo del governo, ma il tempo a disposizione è stato poco e poi molti partecipanti alla selezione erano facce nuove.
Vi è stata, invece, nella situazione data, una discreta risposta.
In ogni caso i futuri parlamentari e consiglieri regionali sono stati selezionati da un’ampia platea di elettori di centro sinistra e non da pochi addetti ai lavori, come la legge attuale che non si è voluta cambiare, consente.
Si è trattato, allora, di un avvenimento nuovo ed importante da non minimizzare: il primo in Italia.
Sono stato davvero felice di aver partecipato alle primarie e di aver potuto esprimere, così, le mie preferenze.
Se il Pd avesse un “apparato” di un milione e duecentomila – è il numero dei votanti del 30 dicembre – sarebbe il più grande partito del mondo.
L’affermazione di Rossi è un augurio? O in, clima elettorale, anche Rossi – tu quoque – ha visto rosso ed, incautamente, ha giù menato.
Oreste Massolo
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