![]() Rodolfo Gigli |
![]() Gli amici di Rodolfo Gigli |
![]() Federico Fauttilli |
![]() Candido Socciarelli |
![]() Rodolfo Gigli con Alessandro Romoli Giovanni Gidari |
– Consenso da consumarsi preferibilmente entro il 26 febbraio. Poi scade.
L’esperienza nell’Udc è alle spalle e Rodolfo Gigli guarda oltre. Alle prossime elezioni politiche si schiera con la Scelta civica di Monti e dell’amico Federico Fautillli, capolista alla Camera. Ma non è una fiducia illimitata.
Lo ha spiegato ieri sera radunando i suoi amici, più di 150 alle Terme Salus, ritrovando Candido Socciarelli (fotogallery).
In prima fila Alessandro Romoli e oltre a Fautilli, il fratello Ugo, l’ex consigliere provinciale Gidari, Maurizio Tofani, consigliere comunale. Non ci sono i colleghi in Comune, Taborri e Treta, quest’ultimo fresco di passaggio in Comune sotto l’insegna di Monti. ma c’è Marcello Mariani di Scelta Civica.
“La scelta verso il premier – ricorda Monti – è perché gli va dato il merito d’avere restituito credibilità al Paese quando era fortemente compromessa.
Ma non riesco a liberarmi dall’idea che passate le elezioni, a prescindere dal risultato, il professore decida di concludere la sua esperienza politica e torni a fare il professore. Vorrei essere certo delle sue reali intenzioni. Farà un partito o cosa?”. Da qui la fiducia a scadenza.
La scelta di campo in Regione, Gigli la conferma verso Enrico Panunzi. Pd, ex comunista. Impensabile fino a poco tempo fa. Ma è questione di fare lobby territoriale. Mentre per le comunali, nessun riferimento diretto.
“Se vogliamo dare voce a una presenza del territorio in Regione – è il pensiero di Gigli – la sola possibilità sta nella coalizione di Zingaretti. Viterbo eleggerà un solo consigliere e forse nemmeno quello, perché il consiglio regionale è passato da settanta a cinquanta.
Per farcela con il quoziente intero, un partito deve raggiungere oltre il 33%.
Difficile conoscendo il nostro territorio. Il solo che ce la può fare è Enrico Panunzi. E’ una scelta sulla persona, definita da amici e avversari seria, capace con esperienza”.
Un invito al voto disinteressato. “Le mie indicazioni non sono frutto di accordi o intese basate su contropartite più o meno nobili”.
Prima di Gigli a prendere la parola è stato Alessandro Romoli, segretario provinciale fino all’arrivo del commissario.
“Un anno fa – ricorda Romoli – proprio in questa sala sono stato eletto all’unanimità, poi non ho capito bene tutto il resto. Alcuni amici hanno pensato bene di metterci alla porta”.
Forse non troppo amici. “Personaggi che hanno condotto alla lacerazione del partito – insiste Romoli – anche stavolta non si sono candidati, non si sono voluti esporre e hanno preferito millantare piuttosto che mettersi in gioco”.
Stava forse parlando dell’assessore provinciale Santucci? Il suo nome non lo pronuncia nessuno, ma se si va per sottintesi, è tra i più citati.
“Abbiamo superato la fase della presenza nell’Udc – spiega ancora Gigli – non per divergenze o ideali diversi, ma per come si sta gestendo il partito, autoritario, senza democrazia interna e con mancanza di prospettive”.
Gigli invece una prospettiva politica ce l’ha e non si ferma il 25 febbraio. “La speranza di poter far avanzare una nuova generazione, di cui Romoli è un valido rappresentante, non l’ho persa. E’ un impegno adesso e per le prossime settimane”.
Giuseppe Ferlicca
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