Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Politica - Elezioni - Intervista all'ex procuratore antimafia e capolista nel Lazio al Senato per il Pd

Quelle di Berlusconi sono bufale? Grasso: “Perché offendere le bufale…”

Condividi la notizia:

Pietro Grasso

Pietro Grasso

Fioroni e Grasso

Fioroni e Grasso

Donatella Ferranti

Donatella Ferranti

Fioroni e Grasso

Fioroni e Grasso

Pietro Grasso

Pietro Grasso

– Quelle di Berlusconi sono bufale? Grasso: “Perché offendere le bufale…” (fotocronaca * video * video youtube).

E’ sorridente, ma comunque un po’ teso. Emozionato. Pur abituato ad affrontare maxiprocessi di boss mafiosi, nella nuova veste politica non nasconde un certo imbarazzo. Ieri l’ex procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, capolista nel Lazio al Senato per il Pd, è arrivato a Viterbo per la campagna elettorale e prima dell’incontro pubblico alla chiesa degli Almadiani, Grasso ha risposto alle domande di Tusciaweb.

Ad accoglierlo anche l’ex ministro Giuseppe Fioroni.

Ecco che dietro la scrivania, riacquista la sua sicurezza e inizia a esporre il suo programma: leggi sull’antiriciclaggio e sulla corruzione e più in generale una riforma della giustizia per recuperare risorse da destinare allo sviluppo e ai giovani, unica speranza dell’Italia e soprattutto l’unica possibilità, per questo Paese, di riscattarsi e costruire un futuro di crescita.

Per lei è normale che un magistrato venga praticamente nominato senatore da un segretario partito?
“Dovrebbe chiederlo ai politici che hanno fatto la legge elettorale – dice Grasso – e non al cittadino che si sta affacciando in politica. Il parlamento non ha avuto la volontà di cambiare il Porcellum che ho più volte criticato perché limita la democrazia. Il Pd, invece, è riuscito ad attenuare questa mancanza attraverso le primarie per la scelta del leader e dei suoi candidati. Ha creato liste con gente che ha messo a disposizione le sue competenze e si è fatta portavoce delle esigenze del territorio. Nel momento in cui sono entrato nel Pd ho sentito un profumo di democrazia e non credo, in questo, ci siano partiti simili”.

Se lei fosse un cittadino e vedesse un magistrato che da un giorno all’altro diventa politico…
“Chiariamo – tiene a precisare senza aspettare la fine della domanda – io non sono più un magistrato”.

Sì, ma fino a poco tempo fa lo era…
“Certamente, ma non ho mai esercitato la funzione penale nel mio territorio. Ho svolto un ruolo di coordinamento nazionale assolutamente distaccato dall’intervento minuto. Proprio per questo e per una maggiore delicatezza e correttezza, ho chiesto come prima cosa di non candidarmi al sud, dove in passato ho esercitato la maggior parte delle mie funzioni. Non faccio parte del numero dei magistrati in politica – ribadisce -. Io mi sono dimesso. La magistratura, come diceva Calamandrei, non solo deve essere ma deve anche apparire imparziale e aggiungeva che quando la giustizia entra in politica allora non è più giustizia. La verità è che serve una legge che possa rivedere il rapporto tra le due carriere sotto il profilo della candidabilità”.

Cosa ne pensa di Ingroia e del fatto che in Italia esista un partito di magistrati?
“Non sono abituato a giudicare i miei avversari perché preferisco parlare di idee e programmi. Dico solo che per quanto mi riguarda non c’è mai stato un momento della mia vita in cui politica e magistratura hanno coinciso. Da magistrato non ho mai manifestato colore politico e sfido chiunque a dire il contrario. Non giudico nessuno, semmai va cambiata la legge che permette di candidarsi in posti dove si è esercitata l’attività. In tutta Italia non c’è una lista in cui non compaia il nome di Ingroia”.

E’ stato sempre di sinistra o solo adesso si è scoperto di questo schieramento?
“Mia moglie non ha mai saputo per chi ho votato, perché ho sempre tenuto a non manifestare mai le mie idee politiche. Nel momento in cui ho avuto questa opportunità che coincideva con la fine della mia attività di procuratore nazionale antimafia ho deciso di farlo. Mi sono trovato di fronte a due scelte: potevo andare ai giardinetti col mio nipotino oppure impegnarmi ancora e mettere al servizio dello Stato la mia esperienza sulla lotta alla criminalità. Un contributo utile a chi deve portare avanti il paese con delle riforme e la riforma della giustizia è trasversale e fondamentale”.

In che senso?
“Dalla lotta all’evasione, alla corruzione e alla criminalità organizzata si potranno recuperare le risorse da destinare esclusivamente al lavoro per favorire la crescita e risolvere il problema dei tre milioni di disoccupati, degli occupati in cassa integrazione e degli oltre 600mila giovani che non lavorano e non studiano”.

Ha svolto un ruolo importante nel sistema giustizia. Secondo lei, qual è lo stato dello stato di diritto in Italia?
“Si dice che l’Italia sia la culla del diritto, ma a volte nella culla ci si addormenta. Il diritto esiste solo se riesce a trovare pratica applicazione. Noi abbiamo un sistema che certamente non garantisce quell’uguaglianza prioritaria per la nostra Costituzione. Dovremmo cercare di essere tutti un po’ più uguali, ma se è la criminalità a dettare le regole del gioco chiedendo in cambio fedeltà, omertà e impunità, beh – esclama – non andremo mai da nessuna parte. La criminalità toglie la democrazia e rende schiavi del bisogno. Finché avrà rapporti con la politica e l’imprenditoria non ci sarà futuro sotto il profilo dei diritti e dell’uguaglianza”.

Il sistema giustizia è farraginoso, le carceri sono stracolme ma non è ora di  introdurre pene alternative?
“Le pene alternative al carcere stavano per essere approvate a dicembre di quest’anno ma con un infausto cambio all’ordine del giorno il parlamento ha preferito tralasciare per varare la riforma dell’avvocatura. Da qui, deriva il problema del sovraffollamento delle carceri, di cui Viterbo con Mammagialla è un esempio lampante. Per risolverlo basterebbe agire sulla depenalizzazione dei reati, l’introduzione appunto delle pene alternative e la modifica delle leggi come la Bossi-Fini e la Fini-Giovanardi che hanno prodotto un aumento dei detenuti. La maggior parte dei carcerati è accusato di reati contro il patrimonio, spaccio e immigrazione, è questa la popolazione che affolla le nostre strutture con oltre 20mila unità in più rispetto a quelle previste”.

Problemi anche per la polizia penitenziaria…
“L’organico è assolutamente carente, un 40 per cento in meno rispetto a quello previsto. Inoltre non ci sono concorsi per direttori da 14 anni e uno solo deve occuparsi di circa tre istituti contemporaneamente. Spesso, inoltre, mi sono recato nelle carceri e ho trovato spazi completamente liberi, chiedendomi il perché, poi ho capito che occuparli non avrebbe risolto il problema, anzi avrebbe solo aggravato la vivibilità proprio per la mancanza di personale”.

La questione dunque è strutturale?
“C’è da ragionare sulla funzione della detenzione preventiva che spesso è un’anticipazione della pena. I processi durano anche dieci anni e anziché aspettare la sentenza definitiva, si inizia a scontare la pena in carcere. Ci sono 32mila detenuti in attesa di giudizio in Italia e questo per i tempi interminabili della giustizia. La riforma dovrebbe puntare a un’accelerazione sia in ambito penale che civile.  Una lentezza che segna il costume. Troppo spesso si sente l’espressione “fammi causa” quasi a sfida visti i tempi della giustizia o peggio “di che colore è quel giudice e come ci si arriva”.  Questa è la mortificazione della giustizia che dobbiamo invece combattere”.

Cosa pensa dell’azione di Pannella sulla questione delle carceri e del fatto che ci troviamo in uno stato di illegalità, riconosciuto dalla corte europea dei diritti dell’uomo?
“Al carcere della vergogna bisogna sostituire quello della speranza – risponde Grasso lapidario -. Effettivamente Pannella ha ragione, ma non c’è dubbio che bisogna affrontare il problema, inserendolo in un contesto più ampio che si rifaccia alla serie di provvedimenti di cui ho parlato prima e cioè depenalizzazione o introduzione di pene alternative. E va ricordato che il condono del 2006, per esempio, ha prodotto solo effetti temporanei e dopo poco infatti eravamo di nuovo da capo”.

Con l’amnistia, però, si interromperebbe lo stato di illegalità in cui versa la Repubblica. Oggi anche il presidente Napolitano si è detto disponibile…
“L’amnistia, se inserita nel contesto di cui parlavo, potrebbe essere uno degli strumenti per attenuare il problema del sovraffollamento, ma di fatto non libera 20mila posti. Se lo facesse, firmerei subito per averla”.

Si uscirebbe però dall’illegalità?
“L’amnistia è un colpo di spugna sulle responsabilità – ribatte l’ex procuratore -. Non si possono cancellare i reati  e  la responsabilità di chi li ha commessi per un problema che deriva da altre fonti, come le leggi che favoriscono la detenzione. Un esempio sono i tossicodipendenti che dovrebbero essere recuperati in istituti specifici, dovremmo finanziare la legge Smuraglia che dà il lavoro dentro e fuori il carcere. Il sovraffollamento non può essere risolto così. In passato ci sono state amnistie, poi a un certo punto una legge le ha bloccate perché sono contrarie al senso di giustizia dei cittadini. La nostra sicurezza deve essere conquistata in questo modo e cioè facendo sì che chi ha commesso un delitto non lo ripeta. Un’indagine ha dimostrato che chi lavora non torna a delinquere. Il problema carceri deve essere visto nella sua totalità per evitare delle soluzioni momentanee che riportano da capo”.

Cosa ne pensa delle recenti dichiarazioni di Berlusconi. Una volta ha anche dato un giudizio positivo sull’azione di governo del leader del Pdl…
“Si trattava di una trasmissione umoristica (la Zanzara, ndr) in cui effettivamente ho ammesso che i ministri Alfano e Maroni nel pacchetto sicurezza avevano dato gli strumenti per incrementare i sequestri e le confische dei beni dei mafiosi. Un provvedimento che nasceva da una vecchia idea di Falcone sull’adozione della legge Rognoni-La Torre. Era dal ’91, dunque, che aspettavamo questo provvedimento che io stesso ho proposto. Non potevo non ammettere che quella, ma solo quella legge, avesse prodotto risultati positivi. Poi però ho fatto anche una lunga lista di tutte quelle norme, come quella sul falso in bilancio o sull’evasione fiscale, che invece ci sono state negate”.

Sì, ma cosa ne pensa delle proposte degli ultimi giorni e cosa pensa di Berlusconi in sé? Ormai, del resto, è un politico e un’idea se la sarà fatta…
“So che ha un’idea della giustizia e della legalità lontana anni luce dalla mia e cioè quella di risolvere tutto con il denaro per esempio. Poi non capisco perché tutte le cose che dice di voler fare, non le ha fatte prima. L’idea inoltre che la Svizzera ci rimborsi l’Imu è assolutamente inconcludente: da procuratore nazionale antimafia ho fatto accordi con la Svizzera per andare a prendere lì i soldi dei riciclatori e non per dargli un ulteriore condono. Adesso quel paese oltretutto è contrario a proseguire su questo piano e si parla addirittura di un referendum. Sono promesse a lungo termine che non si sa se avvereranno. Se poi dovessimo avere soldi dalla Svizzera, li impiegherei diversamente e cioè per creare lavoro e diminuire la pressione fiscale”.

Quelle di Berlusconi dunque sono bufale?
“Bufale, ma perché dobbiamo offendere le bufale…”.

Qual è il suo giudizio su Ingroia e Boccassini  che hanno fatto a brandelli la memoria di Falcone e Borsellino?
“Questi temi devono assolutamente restare al di fuori dalla politica – risponde categorico -. Non si possono strumentalizzare immagini di persone che vanno citate soltanto per essere portate da esempio ai giovani d’oggi che non hanno più punti di riferimento”.



Condividi la notizia:
7 febbraio, 2013

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/via-sandro-pertini-strada-pubblica-chiusa-con-sbarra/